gennaio 2, 2010
Ci sono fardelli da portarsi dietro per poter andare avanti
ottobre 7, 2009
State of Play

Cal McAffre(Russel Crowe) è un giornalista vecchio stile, tutto penna, taccuino e indagine sul campo; mentre raccoglie informazioni sull’omicidio di un senza tetto arriva la notizia che, il suo ex compagno di stanza al college (Matt Damon), ora deputato alla guida di una commissione del congresso, è rimastocoinvolto in uno scandalo a sfondo sessuale. Inizialmente restìo a lasciarsi coinvolgere da una notizia che reputa semplice gossip, Cal si troverà costretto ad indagare sull’accaduto unendo tasselli che inizialmente parevano svincolati l’uno dall’altro.
Nell’ambito di thriller e polizieschi dopo i Soliti Sospetti per me tutto il resto è noia, inoltre Russel Crowe mi è sempre stato un pò sulle palle. State of play in parte rafforza i miei pregiudizi: alla fine i colpevoli sono individuabili dallo spettatore durante i primi 15 minuti del film e come al solito i cattivi sono quelli potenti e ricchissimi. Ciò non mi ha impedito di dare a questo film ben 8 stelline di consenso, un pò perchè Russel Crowe si presenta con un fascino alla Mr.Trentamarlboro e un pò (tanto) perchè per una volta ci raccontano il giornalismo tra redazioni polverose, addetti ai lavori instancabili e pronti a tutto pur di confermare con i fatti una notizia. Ci raccontano un mondo dove un giovane curatore della testata on line cede il passo a chi può insegnargli qualcosa con l’esperienza di anni di vita sul campo. Dove i politici sono cattivi, i poliziotti sono i buoni e i giornalisti non si perdono tra plastici di ville o puttane d’alto bordo. Ecco si dite bene, mi piace perchè è una favola, ma del resto non ho più l’età per biancaneve.
“credevo fossi andata al tuo posto a spararlo on line.”
“…ma sai per leggere un pezzo così importante penso che la gente dovrebbe sporcarsi d’inchiostro le mani, non credi?”
State of Play (2009) – Russell Crowe: Cal McAffrey
Ben Affleck: Stephen Collins
Rachel McAdams: Della Frey
Helen Mirren: Cameron Lynne
Robin Wright Penn: Anne Collins
Jason Bateman: Dominic Foy
Jeff Daniels: George Fergus
Harry Lennix: detective Bell
maggio 1, 2009
Nella mente di J.J.
E’ probabile che Lost resterà la sua “creatura” migliore, ma per i fan del signor Abrams segnalo la nuovissima serie FRINGE. A metà tra Alias (altra famosa creazione di Abrams) e XFiles, questa nuova serie vede trai suoi interpreti una gelida e a tratti fastidiosa Anna Torv, ma soprattutto due attori per cui vale la pena vederla, Joshua Jackson e John Noble, nei panni Peter e Walter Bishop.
Olivia Dunham e John Scott, due agenti dell’FBI colleghi e (segretamente) amanti, vengono improvvisamente richiamati per risolvere un caso particolarmente anomalo, il volo 627 è precipitato e al suo interno equipaggio e passeggeri sono ridotti una poltiglia e non per lo schianto; i loro tessuti sembrano essersi sciolti. Olivia presto si ritroverà sola a cercare di risolvere il caso, e prima di tutto a salvare la vita a John, per farlo ha bisogno di un uomo, il Dottor Walter Bishop rinchiuso in un manicomio da 17 anni, dopo l’esplosione del suo laboratorio e la morte di una sua assistente. Arrivare a Walter non è però così semplice occorre il consenso del suo tutore legale, il figlio Peter Bishop.
Visti gli ottimi risultati l’agente Dunham, Peter e Walter saranno messi al servizio di una squadra segreta dell’FBI, con loro a comporre Fringe troveremo il loro supervisore Philipp Broyles e Charlie Francis. Il gruppo avrà come compito la risoluzione di casi particolari, che fanno parte dello “schema”, spesso legati alle vecchie ricerche scientifiche “estreme” che il dottor Bishop portava avanti prima di finire in manicomio. Creature mostruose, virus sconosciuti, personaggi torbidi legati allo spionaggio e al terrorismo tecnologico saranno i veri protagonisti di ogni puntata, ma su tutto e su tutti si staglia ma Massive Dinamic, una grande industria privata che con i suoi prodotti tecnologicamente avanzati è riuscita a diventare anche fornitore del governo.
Fringe segue una trama intricata, in cui di volta in volta non si riesce a capire se i cattivi lo sono veramente o se sono gli unici a voler salvare il mondo, ma pur mantenendo la suspense evita di cadere in argomenti fumosi come avveniva in Xfiles, tutto ha una sorta di spiegazione scientifica che di volta in volta il dottor Bishop, pur con svariati vuoti di memoria, cercherà di chiarire.
Anna Torv interpreta la solita agente dell’FBI, gelida, col classico tormento interiore del patrigno cattivo, una sorella medriocre che le porta in casa limmancabile nipotina con cui può sfogare l’istinto materno. L’unico momento in cui i suoi occhi esprimono qualcosa è quando osserva Mark Valley, nei panni del suo amante, ma visto che in quel caso non sta recitando non possiamo definirla ottima interprete.
I momenti più divertenti del telefilm sono lasciati alla coppia Joshua Jackson -John Noble, nei panni rispettivamente di Peter Bishop, il figlio e Walter Bishop ovviamente il padre. Mentre il primo riesce a fondere il rancore per un’infanzia passata senza l’affetto del genitore con una sorta di tenerezza verso l’uomo che ha di fronte oggi, Noble interpreta un personaggio dalla grande intelligenza, ma la cui chiarezza mentale è stata provata da 17 anni in manicomio; ne viene fuori un costante alternarsi di battibecchi e battute che rendono gradevoli anche le scene meno digeribili con cadaveri sezionati o larve giganti!
Dr.Bishop: (controllando un cadavere) ho due pensieri che mi passano per la mente…il primo, che questa condizione possa essere causata da una mutazione che ha portato questi lipidi a riconoscere e sigillare ogni singolo orifizio. Gli avete controllato l’ano e il pene?
Peter Bishop: Crede che potremmo trovare la risposta a questa domanda senza che io sia presente?!
gennaio 25, 2009
Dove cavolo è Buffy quando serve?
Mentre aspettiamo i due post a tematica libresca che ho in mente di fare, eccomi a propinare un alto momento di delirio televisivo da vera drogata di telefilm. Chi bazzica il mio fb avrà capito che, almeno fino ad oggi, ultimamente c’è stato solo lui, True Blood. Arriverà in Italia a marzo e perciò io me lo sono visto in inglese giusto per non correre i soliti rischi di doppiaggi e traduzioni varie. Mi gioco 5 euro che questa volta più che mai entrambi saranno fatti, com’è che si dice?…alla cazzo.
In breve la storia è questa: In giappone hanno trovato il modo di creare il sangue artificialmente, che venduto come bevanda dal nome True Blood consente ai vampiri di procurarsi il nutrimento di cui hanno bisogno senza mietere vittime; ciò ha permesso alla razza umana a ai “succhiasangue” di poter iniziare a convivere pacificamente. Ovviamente la convivenza e la richiesta di pari diritti non viene vista di buon occhio da tutti.
Sookie Stackhouse lavora in un bar a Bon Temps, piccola cittadina della Louisiana, ha un fratello che scopa come un riccio e una nonna che la ingozza di torta uova fritte e salsiccia. La sua migliore amica è una ragazza di colore che vive con l’incubo della madre alcolizzata, il suo capo è un tipo affascinante e un pò strano, da anni innamorato di lei. Sookie invece non è molto propensa ad avere rapporti con gli uomini, non è semplicissimo per chi, come lei , riesce a sentire i pensieri degli altri; ecco il motivo per cui quando il vampiro Bill Compton arriva in città per lei è una vera fortuna, non si può leggere nella mente di un vampiro perchè un morto non ha pensieri.
Mettiamola così di 12 episodi, ne butterei via solo un terzo. I primi 4 sono molto godibili, riescono a fondere ed incastrare bene i vari personaggi pur lasciando abbastanza suspance, inoltre ho trovato decisamente innovativa l’ambientazione, la Louisiana con il suo passato di terra del sud di fusione e antichi attriti tra bianchi e neri ultimamente è stata poco sfruttata. Contemporaneamente non mancano momenti molto divertenti anche se saranno gli stessi che finiranno per far relegare il telefilm in quarta serata. La parte centrale del telefilm sarebbe invece da buttare nel cesso per la scivolta verso un terrificante polpettone a volte troppo melenso. Notevoli invece le ultime 4 puntate, forse perchè lasciano più spazio al mio personaggio preferito, e dove si nota il classico passo successivo delle serie tv, cioè quando gli attori si ambientano e iniziano a far “cazzeggiare” i personaggi che interpretano.
Concludo con una mia personale classifica dei personaggi: partendo dal basso direi che protagonisti peggiori non ci potevano essere, Sokiie Stackhouse è l’individuo più inutile della serie, o magari il mio giudizio nasce dal fatto che Anna Paquin, che la interpreta la prenderei a colpi di cerbottana nel culo già dai tempi di lezioni di piano, è evidente però di quanto io poco capisca di magnifiche interpretazioni, visto che la biondina slavata s’è presa recentemente un golden globe per questo personaggio.
Quasi lo stesso giudizio per il protagonista maschile, nonostante l’interprete valga la pena, il suo vampiro è il più palloso nella storia della televisone!
Podio indiscusso invece a tre personaggi maschili, Jason Stackhouse fratello della protagonista che si merita questa posizione anche solo per la quarta puntata, Sam Merlotte, proprietario dell’omonimo bar, meraviglioso con un segreto altrettanto meraviglioso e il cuoco Lafayette, non me ne vogliate ma è il Dr. Frank-N-Furter della televisione!
gennaio 12, 2009
Scelte di vita
Questa è la sera delle sere, da giorni ci annunciano la sfida canale 5 Vs Rai2, Marcuzzi Vs Ventura, insomma Ilveterano Gf9 in sfida con il “neonato” X factor. E io qui, col mio blogghino nuovo di pacca, alcuni giorni fa pensavo che sarebbe stato opportuno crearmi nuovi argomenti e buttarmi a seguire almeno uno dei due reality. Si dai è un classico del blog, fa figo, fa gossip tutti lo vedranno e magari commenteranno, e chi non li avrà visti vorrà sapere…si dai forza guardo un reality, sarebbe figo fare zapping, guardarli entrambi e confrontali, si dai vado…Ehm ecco io stasera alla fine ho visto 300; chiamatemi pazza, ma tra quell’ammasso botulinico, gommoso e cafone della Ventura e quella tettona stitica della Marcuzzi (lo dico per essere equa, in realtà la Marcuzzi mi è molto più simpatica della Ventura), e le loro rispettive corti di italiani sottopagati e bramosi di finire su novella 3000, ho peferito Gerard Butler con un micro costumino di pelle. Ma comunque raccontatemi pure, domani cosa è successo sulle due reti giovani della televisione italiana, e se per caso mi vedrete distratta perdonatemi, probabilmente starò ancora pensando al culo, seppur graficamente modificato del buon ” Gerardo”, per il resto avremo visto più o meno la stessa cosa, l’atteggiamento un pò “fru fru” di Serse era certamente ispirato alla “femminilità” della Ventura.
dicembre 11, 2008
Lo confesso, in passato ho letto Liala!
Si va bene, diciamolo, in me c’è un fondo di romanticismo, inutile nascondersi dietro a frasi tipo “adoro Harry ti presento Sally per le battute” o “Frankie And Johnny mi piace perchè ha una bella fotografia”. Inutile negare che sono andata a letto alle due di notte per guardare tutte quattro le puntate di “North and South”.
In pratica: Lei, Margaret, è figlia di un pastore anglicano e vive in un villaggio a sud dell’Inghilterra, tipo quelli con casette, erba, chiesetta, alberelli e …due palle. Nonostante adori questo infern…ehm paradiso in terra va con zia e cugina in quel di Londra, finchè cugina non trova uno in divisa che se la piglia. Quello in divisa ha un fratello, un tizio rigido quasi come Nicholas Cage, che propone a Margaret di sposarlo, lei risponde picche, lui va via ancora più rigido, il trono di Niky Cage traballa!
Il pastore con moglie e figlia lascia il villaggio, la chiesa e la fede e si trasferisce al North, a Milton un “ridente” borgo putrido, città industriale dove la gente fa tutto in mezzo alla strada. Ex pastore decide di insegnare e tra i suoi allievi c’è anche Mr. Thorton, giovane industriale belloccio e austero che ha creato la sua fabbrica da solo. Margaret, cresciuta tra alberelli, casette, fiorellini e api e …due palle, non approva i metodi giusti ma assai rigidi di John Thorton e non si fa scrupoli a farglielo notare, lui le risponde per le rime, intanto lei fa amicizia con la famiglia Higgins, padre e due figlie tutti operai, lui grande sindacalista. Inizia lo sciopero e dopo alcune settimane gli operai attaccano la fabbrica e la casa di Thorton, dove c’è anche Margaret (non mi ricordo perchè), lei convince John a cercare il dialogo, ma quando vede gli operai pronti alla sassaiola interviene, vola un sasso delle dimensioni di un asteroide e la colpisce in testa, intanto la rivolta viene dispersa dall’intervento delle forze dell’ordine. Margaret torna a casa e John la raggiunge, convinto dalla propria madre a prendersi le sue responsabilità (a quanto pare la donzella intervenuta in suo aiuto era ormai compromessa (!?)). Lui va da lei, tra i due tensione sessuale da accendere una lampadina, lui le fa la proposta e lei…picche!
Intanto la moglie del pastore, depressa e con una di quelle malattie oscure da romanzo vittoriano, si sta spegnendo ma desidera rivedere il fratello di Margaret fuggito dopo un ammutinamento, lui rischia e arriva a Milton, madre perisce e lui scappa di nuovo, Margaret lo abbraccia in stazione al mezzanotte, ovviamente Thorton li vede, insegna luminosa con sirena sopra la testa della figlia del pastore con scritto “mignotta”.
Higgins padre torna al lavoro, la stordita sorella di John sposa un vecchio, Thorton cerca di dimenticare Margaret, mentre teme per il futuro della sua fabbrica eintanto piange sulle sottane di mamma ” a me non mi vorrà mai bene nessuno”, poi l’ex pastore muore…
Margaret si traferisce a Londra con zia e cugina e soldato marito di cugina etc, qualche mese dopo un amico di famiglia la riporta a visitare il sud, lei rivede le casette i praticelli e …dice “che due palle, Milton e le battaglie operaie mi piacevano di più”, amico di famiglia decide di lasciare a lei tutti i suoi averi visto che presto morirà (forse Margaret porta un pò sfiga), lei è ricca e impara a gestire il suo danaro grazie al tipo rigido che spera sempre di sposarla. Intanto a Milton gli affari vanno male , John ha perso tutto per aver gestito la fabbrica pensando ai suoi principi, e ora tutti suoi possedimenti andranno a Margaret che senza saperlo li ha ereditati da amico di famiglia. Lei torna nel borgo putrido, ma Thorton non c’è, e poi per caso si incontrano in stazione. In due secondi sale la tensione tra i due, che ci si potrebbe illuminare time square a capodanno, lei ” ti ho cercato per proporti un affare” lui ” sono stato nel tuo paesello due palle del sud e ti ho portato una rosa” lei “…affari” lui…occhia cuore lei occhi a cuore bacio!! Rigidone li vede e diventa ancora più rigido e torna Londra come un blocco di granito.
Fine.
Ora dovrò leggere il libro, che a quanto ne so non è neppure tradotto in italiano.
Collega: hai visto la miniserie che ti ho dato?
Kai: si, ho detto guardo la prima puntata, poi ho detto ma dai guardo anche dieci minuti della seconda. Poi alla fine della terza ho detto, dai guardo come inizia la quarta…
Collega; sei malata!
Kai: però a metà della quarta mi hanno buttato di nuovo fuori mille argomenti e io a dire “dai veloci quando si quaglia???”
Collega:…sei un mostro, insensibile
dicembre 6, 2008
I’m gonna tear up the ground. Comin’ round to meet you
Si chiama LongWayRound, è un pò datato risale infatti al 2004, ma mi è capitato di vedere le sette puntate in cui è stato suddiviso ed ho subito pensato di pubblicizzarlo un pò.
Si tratta di un progetto nato nel 2003 e poi messo in pratica l’anno successivo da Ewan McGregor e Charley Boorman, entrambi attori ma sopratutto amici e appassionati di motociclette. La loro idea era di partire da Londra ed arrivare a New York passando dall’est Europa, fino alla Russia per poi volare ad Anchorage. L’idea non è nuova, già a metà anni ’90 i camion di Overland fecero un percorso simile, la differenza è che Charley e Ewan decisero di fare il viaggio in motocicletta.Al seguito avevano ovviamente un gruppo di supporto per eventuali problemi tecnici o fisici, ma che molto spesso percorreva strade decisamente più agibili a quelle scelte dai due centauri, accompagnati solo da un cameramen, più pazzo di loro, in motocicletta.
Personalmente non ho tutta questa passione per le moto, ma l’idea del viaggio verso est mi ha sempre affascinata, sebbene difficilmente mi azzarderei a farlo. Le riprese di LongWayRound son piacevoli, il montaggio credo abbia lasciato fuori alcuni momenti magari meno interessanti e i due viaggiatori non avevano quell’impronta impacciata e genuina che avrebbe un viaggiatore che non faccia l’attore . Ma nel complesso ci sono delle belle immagini soprattutto nel percorso verso e attraverso la mongolia con le motociclette che scivolano nello sterrato sabbioso e in mezzo al nulla vengono aggiustate grazie all’aiuto delle persone del luogo o l’ultimo tratto in siberia sulla strada delle ossa.