Bitter Sweet Symphony

maggio 1, 2009

Nella mente di J.J.

E’ probabile che Lost resterà la sua “creatura” migliore, ma per i fan del signor Abrams segnalo la nuovissima serie FRINGE. A metà tra Alias (altra famosa creazione di Abrams) e XFiles, questa nuova serie vede trai suoi interpreti una gelida e a tratti fastidiosa Anna Torv, ma soprattutto due attori per cui vale la pena vederla, Joshua Jackson e John Noble, nei panni Peter e Walter Bishop.

Olivia Dunham e John Scott, due agenti dell’FBI colleghi e  (segretamente) amanti, vengono improvvisamente richiamati per risolvere un caso particolarmente anomalo, il volo 627 è precipitato e al suo interno equipaggio e passeggeri sono ridotti una poltiglia e non per lo schianto; i loro tessuti sembrano essersi sciolti. Olivia presto si ritroverà sola a cercare di risolvere il caso, e prima di tutto a salvare la vita a John, per farlo ha bisogno di un uomo, il Dottor Walter Bishop rinchiuso in un manicomio da 17 anni, dopo l’esplosione del suo laboratorio e la morte di una sua assistente. Arrivare a Walter non è però così semplice occorre il consenso del suo tutore legale, il figlio Peter Bishop.

Visti gli ottimi risultati l’agente Dunham, Peter e Walter saranno messi al servizio di una squadra segreta dell’FBI, con loro a comporre Fringe troveremo il loro supervisore Philipp Broyles e Charlie Francis. Il gruppo avrà come compito la risoluzione di casi particolari, che fanno parte dello “schema”, spesso legati alle vecchie ricerche scientifiche “estreme” che il dottor Bishop portava avanti prima di finire in manicomio. Creature mostruose, virus sconosciuti, personaggi torbidi legati allo spionaggio e al terrorismo tecnologico saranno i veri protagonisti di ogni puntata, ma su tutto e su tutti si staglia ma Massive Dinamic, una grande industria privata che con i suoi prodotti tecnologicamente avanzati è riuscita a diventare anche fornitore del governo.

Fringe segue una trama intricata, in cui di volta in volta non si riesce a capire se i cattivi lo sono veramente o se sono  gli unici a voler salvare il mondo, ma pur mantenendo la suspense evita di cadere in argomenti fumosi come avveniva in Xfiles, tutto ha una sorta di spiegazione scientifica che di volta in volta il dottor Bishop, pur con svariati vuoti di memoria, cercherà di chiarire.

Anna Torv interpreta la solita agente dell’FBI, gelida, col  classico tormento interiore del patrigno cattivo, una sorella medriocre che le porta in casa limmancabile  nipotina con cui può sfogare l’istinto materno. L’unico momento in cui i suoi occhi esprimono qualcosa è quando osserva Mark Valley, nei panni del suo amante, ma visto che in quel caso non sta recitando non possiamo definirla ottima interprete.

I momenti più divertenti del telefilm sono lasciati alla coppia Joshua Jackson -John Noble, nei panni rispettivamente di Peter Bishop, il figlio e Walter Bishop ovviamente il padre. Mentre il primo riesce a fondere il rancore per un’infanzia passata senza l’affetto del genitore con una sorta di tenerezza verso l’uomo che ha di fronte oggi, Noble interpreta un personaggio dalla grande intelligenza, ma la cui chiarezza mentale è stata provata da 17 anni in manicomio; ne viene fuori un costante alternarsi di battibecchi e battute che rendono gradevoli anche le scene meno digeribili con cadaveri sezionati o larve giganti!

Dr.Bishop: (controllando un cadavere) ho due pensieri che mi passano per la mente…il primo, che questa condizione possa essere causata da una mutazione che ha portato questi lipidi a riconoscere e sigillare ogni singolo orifizio.    Gli avete controllato l’ano e il pene?

Peter Bishop: Crede che potremmo trovare la risposta a questa domanda senza che io sia presente?!

gennaio 25, 2009

Dove cavolo è Buffy quando serve?

Filed under: BloodORWhite, tv&dvd — kaidoc @ 15:15

Mentre aspettiamo i due post a tematica libresca che ho in mente di fare,  eccomi a propinare un alto momento di delirio televisivo da vera drogata di telefilm. Chi bazzica il mio fb avrà capito che, almeno fino ad oggi, ultimamente c’è stato solo lui, True Blood. Arriverà in Italia a marzo e perciò io me lo sono visto in inglese giusto per non correre i soliti rischi di doppiaggi e traduzioni varie. Mi gioco 5 euro che questa volta più che mai entrambi saranno fatti, com’è che si dice?…alla cazzo.

In breve la storia è questa: In giappone hanno trovato il modo di creare il sangue artificialmente, che venduto come bevanda dal nome True Blood  consente ai vampiri di procurarsi il nutrimento di cui hanno bisogno senza mietere vittime; ciò ha permesso alla razza umana a ai “succhiasangue” di poter iniziare a convivere pacificamente. Ovviamente la convivenza e la richiesta di pari diritti non viene vista di buon occhio da tutti.

Sookie Stackhouse  lavora in un bar a Bon Temps, piccola cittadina della Louisiana, ha un fratello che scopa come un riccio e una nonna che la ingozza di torta uova fritte e salsiccia. La sua migliore amica è una ragazza di colore che vive con l’incubo della madre alcolizzata, il suo capo è un tipo affascinante e un pò strano, da anni innamorato di lei. Sookie invece non è molto propensa ad avere rapporti con gli uomini, non è semplicissimo per chi, come lei , riesce a sentire i pensieri degli altri; ecco il motivo per cui quando il vampiro Bill Compton arriva in città per lei è una vera fortuna, non si può leggere nella mente di un vampiro perchè un  morto non ha pensieri.

Mettiamola così di 12 episodi, ne butterei via solo un terzo. I primi 4 sono molto godibili, riescono a fondere ed incastrare bene i vari personaggi pur lasciando abbastanza suspance, inoltre ho trovato decisamente innovativa l’ambientazione, la Louisiana con il suo passato di terra del sud di fusione e antichi attriti tra bianchi e neri ultimamente è stata poco sfruttata. Contemporaneamente non mancano momenti molto divertenti anche se saranno gli stessi che finiranno per far relegare il telefilm in quarta serata. La parte centrale del telefilm sarebbe invece da buttare nel cesso per la scivolta verso un terrificante polpettone a volte troppo melenso. Notevoli  invece le ultime 4 puntate, forse perchè lasciano più spazio al mio personaggio preferito, e dove si nota il classico passo successivo delle serie tv, cioè quando gli attori si ambientano e iniziano a far “cazzeggiare” i personaggi che interpretano.

Concludo con una mia personale classifica dei personaggi: partendo dal basso direi che protagonisti peggiori non ci potevano essere, Sokiie Stackhouse è l’individuo più inutile della serie, o magari il mio giudizio nasce dal fatto che Anna Paquin, che la interpreta la prenderei a colpi di cerbottana nel culo già dai tempi di lezioni di piano, è evidente però di quanto io poco capisca di magnifiche interpretazioni, visto che la biondina slavata s’è presa recentemente un golden globe per questo personaggio.

Quasi lo stesso giudizio per il protagonista maschile, nonostante l’interprete valga la pena, il suo vampiro è il più palloso nella storia della televisone!

Podio indiscusso invece a tre personaggi maschili, Jason Stackhouse fratello della protagonista che si merita questa posizione anche solo per la quarta puntata, Sam Merlotte, proprietario dell’omonimo bar, meraviglioso con un segreto altrettanto meraviglioso e il cuoco Lafayette, non me ne vogliate ma è il Dr. Frank-N-Furter della televisione!

dicembre 15, 2008

Arrivederci,ciao

Filed under: BloodORWhite, PiccoloScherNo — kaidoc @ 20:02

Ognuno ha i suoi ricordi, anche quando sono gli stessi restano comunque unici. Dipende dalla prospettiva, una sorta di “prospettiva dei sentimenti”.Ecco li per li mi ricordo un divano di pelle, io sdraiata ad ascoltare una cassetta,  che sbuffo pensando che alla tele non c’è mai niente di “figo” e davanti alla tele i miei genitori ed il loro appuntamento settimanale preferito. Poi io mi stancavo della musica e andavo a bere un bicchiere d’acqua e restavo li inebetita davanti al grigio, per niente pulp, eppure restavo li, perchè diciamolo, cazzo, insieme a quella porta sfiga della Fletcher l’altro che ti rapiva era Derrick! E si, ti vergognavi a dirlo e un pò ti vergogni ancora adesso, però quello stile un pò freddo, quell’ambiente così “tedesco” ti teneva li, anche a chiederti come fosse possibile che i tuoi non si rendessero conto già dal titolo che quella puntata era in replica per la terza volta e dovessero arrivare a mezz’ora dalla fine per dire col tono di chi la sa lunga “questo l’abbiamo già visto”. Ecco il punto è che per me Horst Tappert poteva già essere sotto terra da un bel pò, ma sapere oggi che è morto mi lascia un pò così. Come se stessi invecchiando, per dire.

Detto ciò, giusto per non lasciare questo post nella pozzanghera del patetico e della lacrima da casa di riposo, domani su fox inizia la seconda serie di Dexter, le puntate che ho visto io finora non hanno nulla a che spartire con la prima serie, il personaggio ormai mi sembra troppo “umanizzato”, molto serial e poco killer, e comunque resto dell’idea che per bravi che siano i nostri doppiatori i film meglio mille volte vederli in lingua originale.

Tema: Silver is the New Black. Blog su WordPress.com.

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