Dear Robert

Caro Rob, finalmente, dopo tanto tempo trovo un momento e l’ispirazione per scrivere un parere sulla tua storia.

Lessi di te per la prima volta nel lontano 2002 e allora mi ritrovai a sottolineare a volte frasi a volte quasi pagine intere del “tuo” libro. Io  avevo 25 anni e tu 30 abbondanti; ricordo che mi divertiva quel gioco che avevate inventato, tu e i tuoi colleghi, ogni tanto vi mettevate a fare la classifica dei primi 5… di qualsiasi cosa, anche se la musica era il vostro interesse primario. Molto spesso lo facevo anch’io.

Mi ricordo che sentivo di avere molte cose in comune con te, e questo in un certo senso mi rassicurava. Anch’io come te per rilassarmi sistemavo i miei cd, anch’io come te pensavo che  le persone come noi “…vivono protese verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti : noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d’animo difficili da raggiungere in una relazione stabile.”

Ecco,  qualche mese fa ho riletto la tua storia, caro Rob, a quel punto le frasi sottolineate mi facevano sorridere mentre ad alcune tue considerazioni mi cadevano le braccia. E’ il 2009, io oggi ho poco più di trent’anni e anche tu, finalmente siamo diventati praticamente coetanei, ma qualcosa è cambiato in me o almeno lo spero. Perchè vedi io mi sento cambiata, ma è una mia sensazione e vivo quasi con terrore la possibilità di non essere cambiata affatto. Però credo di esserlo davvero, allora facevo il tifo per te, oggi invece penso che Laura abbia ragione. E’ assolutamente assurdo passare la tua vita a crogiolarti, pensando che se le cose non vanno oggi sia per  colpa di qualcosa che qualcuno ti ha fatto ieri. Smetti di pensare che le persone siano cambiate perchè hanno cambiato vestito, forse alla lunga sarà anche così, ma non si può restare uguali a se stessi per sempre, occorre crescere anche se questo comporta essere moderatamente tristi o moderatamente felici, anche se ci costringerà a prenderci cura degli altri facendo finta di non aver bisogno che qualcuno si prenda cura di noi.

Detto questo mi fa piacere aver letto di te allora, perchè ho quasi la certezza che riprendendo la tua storia tra qualche anno forse avrò cambiato ancora idea, forse ti capirò con meno risentimento, ma comunque continuerai ad essermi comunque sempatico. Almeno lo spero perchè altrimenti alla me di domani starà sulle palle la me di ieri. E non è bello.

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