Grandi aspettative possono generare delusioni: A most wanted man

A most wanted manPer mesi ho nutrito grandi speranze verso questo film, c’è Philip Seymour Hoffman con un fisico ingombrante e  quella faccia da schiaffi che in tanti momenti me lo ha fatto odiare fino a farmelo amare, c’è  la locandina con quel giallo e quel grigio così autunnali  – che giustamente ti fotte come le copertina dei libri che poi si rivelano di merda – , c’è la questione delle spie che a me fa sempre molto anni ’80…cortina di ferro…nostalgia…gioventù. (potrei andare avanti per ore arrivando a citare il festivalbar coi righeira, per dire).

Parto convinta che diventerà uno dei miei film preferiti di quest’anno.

E torno con lo scazzo a mille.

Iniziamo dalla storia  (possibilmente senza troppi spoiler): Günther Bachmann è un agente segreto  e gestisce un gruppo con base ad Amburgo,  insieme cercano di prevenire atti di terrorismo.

Bachman sospetta che un importante accademico musulmano dedito a ricercare investimenti per società a scopo benefico, occulti parte dei fondi che riceve per finanziare gruppi terroristici.

Le loro vite si intrecceranno con quelle di altri tre personaggi: Yssa Karpov, giovane terrorista ceceno in fuga dalle torture del carcere russo e dal ricordo di un pessimo padre. Annabel Richter un giovane avvocato che cerca di salvare Yssa. Martha Sullivan agente americano che offre sostegno a Bachman e Tommy Brue,  un banchiere che custodisce i soldi lasciati in eredità ad Yssa.

Date queste premesse io mi immaginavo  una splendida spy story, pregustavo un bel film di quelli che fino a metà non ci capisco una mazza, ma poi quando sto per arrendermi piangendo per la mia conclamata stupidità ecco i pezzi che iniziano a mettersi insieme! Uno di quei meravigliosi film che quando arrivi in fondo ti rode tantissimo perchè  non avrai mai più la possibilità di vederlo per la prima volta.

Nulla di tutto ciò…a most wanted man avrebbe come scopo quello di farci vedere il lato più tormentato e più noioso del mestiere di spia.

Il tormento c’è,  Bachmann lo esprime  col suo aspetto trasandato, il whisky sempre pronto nel bicchiere l’abitudine di allentarsi la cravatta,  la noia  anche  – vedi il lavoro ripetitivo che svolge – che si somma alla  mia che vedo scorrere il tempo senza che succeda qualcosa.

Bachman vuole fare il suo lavoro cercando di punire i veri cattivi…i grandi cattivi, non c’è un momento in cui temiamo che possa fare il  doppio o triplo gioco perchè il suo scopo è il perseguimento della giustizia tant’è vero che la scena dell’interrogatorio ad  Annabel è la peggiore che abbia mai visto, alla fine ti chiedi se non decida di arrendersi per pietà verso le due persone che alternativamente le parlano quasi fossero due genitori alle prese con le prime crisi di un’adolescente.

Capiamoci, il film non è orrendo, i siti più accreditati gli danno un fottìo di stelline. Gli attori sono bravi, semplicemente interpretano  personaggi costretti in una storia che non sboccia.

 *Immagine tratta  da IMDB

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