“Vedi”, disse a Cèline, “è così che si muore”.

Claude Delay è una scrittrice e psicanalista francese, fu l’ultima grande amica di Coco Chanel, ne raccolse le confidenze e i ricordi negli ultimi dieci anni della sua vita.

“Ho conosciuto Coco Chanel in Rue Cambon, sul finire della sua vita. Per caso, quel caso di cui lei aveva fatto la propria superstizione. Entrò nel suo negozio, dove stavo scegliendo un foulard stringendo dei libri sotto braccio. <<Lei è fortunata ad avere il tempo di leggere>>, mi disse. <<Io, invece, vivo come una prigioniera. Venga a fare colazione con me un giorno.>> Era così intensa, così accattivante sotto la sua paglietta dispotica, […] Tra i suoi specchi, ogni stagione la vedeva intenta a preparare la sua “ultima” collezione. Lavorava senza sosta per far nascere la seduzione da una donna apparentemente anonima. Quella donna era lei stessa. […] Coco faceva in modo che tutte assomigliassero a lei […] La lasciai una domenica pomeriggio, alle sei. <<Domani lavoro>>, mi disse sul marciapiede del Ritz. Furono le sue ultime parole. la vidi mentre veniva inghiottita dalle porte girevoli, trasparenti, identiche a tutte quelle degli hotel del mondo. Sarebbe morta sola, nella sua stanza, qualche istante dopo. Con le sue forbici di Nogent. E una scia del profumo che aiutava a non farsi dimenticare”

Inizia così, dalla fine, il libro biografia “Coco Chanel – Genio. passione, solitudine” .

Amo molto  il genere bio, di solito prediligo le autobiografie, sopratutto se scritte dai protagonisti quando sono già avanti con gli anni. A quell’età, in cui non hanno più nulla perdere, si descrivono con più sincerità e tendono a non tralasciare ricordi del loro passato che in giovinezza avrebbero ritenuto imbarazzanti, omettendole o tentando di giustificarle con pretesti che spesso si rivelano poco credibili.

Le biografie invece le temo un pò di più, o sono raccolte di date simili ad un libro di storia per studenti, o ancora peggio, spesso, rivelano un  sottile odio che l’autore nutre per la persona di cui sta scrivendo.

Se scelgo un libro di questo genere voglio scoprire la storia, la vita della persona di cui sto leggendo e non voglio trovarci in mezzo gossip da rivista, e non mi interessa affatto il giudizio pungente dell’autore.

E’ partendo dai miei gusti personali che, intenzionata a leggere una storia su Chanel, ho scelto alla fine questo libro. E chanel_03non mi ha delusa.

Nella prima parte Delay ci racconta la Chanel che non ha conosciuto di persona, partendo dai ricordi /racconti che le sono rimasti della “sua” Gabrielle.Unica pecca di questa parte è che spesso, forse per fissare  meglio il periodo storico, si perde di vista la figura principale a favore di personaggi di contorno. Il lato positivo, se avete voglia di cercare i nomi di cui non sapete nulla, è che scoprirete storie interessanti e piuttosto torbide.

E’  la parte più biografica in cui scopriamo la giovane Coco a cui la vita non ha lesinato sofferenze, l’abbandono del padre, il grande amore per Boy Chapel che le viene strappato da una morte precoce. A tutto questo lei risponde con la forza di volontà, gettandosi nel lavoro frequentando amici illustri fino a diventare mecenate di molti artisti. Una seconda vita è scandita da nuovi amori tra cui il duca di Westminster, nuovi lavori, come la creazioni di vestiti di scena o il lancio del famoso n°5, la creazioni di gioielli e l’espansione della fama fino in America. una seconda vita che sembra trovare il suo compimento negli anni 30, quando Coco conosce e si innamora di Paul Iribe. Anche la vita privata sembra svoltare, i due sono in procinto di convolare a nozze quando nel 35, preparandosi ad una partita di tennis Iribe corre verso Chanel e stroncato da un infarto muore ai suoi piedi.

Coco Chanel working Paris atelier 1962 by Douglas KirklandLa seconda parte del libro, scritta partendo dai ricordi diretti di Delay, assume un aspetto più biografico, conosciamo una Coco ormai ultrasettantenne, senza peli sulla lingua, che si racconta da sola. Una donna che ha combattuto per anni per garantirsi la propria libertà,  che ha cercato di portare alle altre donne femminiltà ed eleganza con i suoi abiti. E nonostante fosse pioniera delle lavoratrici non amava invece le intelettuali, ne le atlete convinta che le donne avessero la loro vera forza nella debolezza. Amava l’amore e difendeva la passione, ma sopratutto temeva la solitudine.

Claude Delay: Coco Chanel – Genio, Passione, Solitudine  (Editore Lindau)

trad.dal francese di Federica Giardini (Titolo Originale:  Chanel Solitaire)

[ISBN  978-88-7180-981-0]

IMG_1: Vogue

IMG_2: Wikipedia

IMG_3: TheGuardian

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