Oscar 2015_Birdman o (l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)

 Scrivo parole grosse: qui qualcuno meriterebbe di vincere un oscar.

Non so se direi la stessa cosa dovendo dare un giudizio assoluto sul film, visto che concorrerebbe la poca simpatia che mi suscita  il regista, ma qui siamo ai paragoni con altre pellicole, e Birdman scala rapidamente la classifica.

La storia in se è molto semplice: Riggan Thompson è un attore, famosissimo negli anni ’90 per aver interpretato tre film nelle vesti di un supereroe, Birdman. Da allora la sua vita è cambiata, si è allontanato da Hollywood e dal personaggio che gli aveva dato fama e denaro per cercare di riproporsi come attore impegnato. Per questo ha investito tutti i suoi soldi per portare a teatro un libro di Raymond Carver, “What We Talk About When We Talk About Love”. Il suo esordio a Broadway non è facilissimo, Riggan deve gestire attori incapaci o irrascibili, deve ricostruire il rapporto con la figlia appena uscita da un centro di riabilitazione, ma sopratutto deve imparare a gestire se stesso e il suo alter ego, Birdman, che gli parla costantemente consigliandogli di rinunicare al teatro e riprorporsi ad Hollywood.

bmanBirdman si rivela un film con belle idee che lo rendono godibile, per certi versi l’ho trovato un pò paraculo, tutto sommato si rivela un’ottima proposta alternativa alle altre candidature.

Bella la scelta di mostrare la frenesia di New York dal basso, le strade vengono riprese ad altezza uomo e le persone sbattono quasi contro l’obbiettivo. Apprezzabile anche l’idea di strutturare il film (che si svolge quasi totalmente in teatro) seguendo la logica teatrale, la storia è divisa in due atti, nel primo il protagonista “calca” la scena/pellicola interfecciandosi con altri attori che rimangono comunque un contorno, mentre il  secondo atto è portato avanti totalmente dal protagonista e dal suo alter ego mascherato.

La parte paracula sta nella caratterizzazione dei personaggi, identificati per i loro difetti senza pero’  renderli odiosi al pubblico. Inarritu ci mostra gli attori, e volutamente non sono o non sono più personaggi strettamente Hollywoodiani, e ci dice il mondo dello spettacolo è così: siamo egocentrici. Lo siamo quando ci liftiamo in California, lo siamo quando accettiamo la decadenza fisica e ci facciamo più impegnati rifugiandoci sulla costa orientale. Capita che i veri New Yorkesi culturalmente impegnati ci disprezzino, ma se provassero ad osservarci senza pregiudizi capirebbero che anche noi abbiamo qualcosa di profondo da dire.

E’ un film  astuto  pero’ tra le pellicole viste finora e’ una delle piu’  interessanti se non altro per l’originalita’.

 

IMG: da Trailer del film

 

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