Wild, la solitudine per ritrovare se stessi

Wild è un film del 2014, per il quale Reese Witherspoon e’ stata candidata a vari premi tra cui l’oscar.

Non so come la pensiate, ma in genere le candidature di Reese per me sono un segno che la fuori c’è un mondo brutto.

2015-05-26_110203Il film, basato su una sceneggiatura di Nick Hornby, e’ un  adattamento del libro di Cheryl Strayed:  Wild: From Lost to Found on the Pacific Crest Trail ( Wild – Una storia selvaggia di avventura e rinascita), ha entusiasmato gli Stati Uniti ed e’ piaciucchiato in Italia.

Cheryl, dotata di zaino gigantesco, si appresta a percorrere in solitaria il Pacific Crest Trail, questo viaggio, spesso ne metterà alla prova il fisico, ma alla fine le guarirà lo spirito. I rari incontri con altri esseri umani le consentono di sistemare alcuni inconvenienti tecnici dovuti al lungo percorso e alla scarsa pratica, i numerosi flashback le permettono di riprendere in mano la sua vita … e a noi di capire il significato del suo viaggio.

Dopo qualche perplessita’ (si legga commento ad inizio post)  ho visto il film, temevo che tutto si risolvesse in visioni di meravigliosi paesaggi che liberano l’uomo dalle sue brutture, invece, pur mostrando strepitose vedute questo film e’ tutto fuorche’ un’ immersione catartica nella natura.

La protagonista ha un passato recente  dissoluto ed autodistruttivo eppure non e’ alla ricerca di un contatto con la natura che la avvicini al divino, ma che la riavvicini a se stessa. Wild ha il privilegio di essere un film “laico”, ci mostra un personaggio che ricerca la sua forza interiore e la trova ricordando chi le aveva insegnato ad essere cio’ che era prima di distruggersi. Cheryl e’ una donna che cade talmente in basso  da rischiare di restare in ginocchio per sempre, eppure con la forza di volontà si rialza.

E’ anche una femminista, Cheryl, di quel femminismo, come scrissi già tempo fa, che da noi non è ancora arrivato, femminismo fatto di donne consapevoli di quanto valgono per il loro essere femmine e non per la loro imitazione del genere maschile,  e di uomini che non le temono.

Non pensiate però che questo sia un inno all’individualismo, caso mai all’individualità e alla forza di spirito. Cheryl a volte chiede aiuto, spesso lo riceve, è una donna che si getta in un’impresa in genere molto maschile eppure, gli uomini che incontra, la consigliano e la sostengono, in molti casi la stimano come un’eguale e sopratutto senza paternalismi di fondo.

Queste sono le cose migliori di un film, che di suo non può certo vantare un’idea innovativa ne una tecnica sbalorditiva, anzi.

Purtroppo Wild ha nella sua origine letteraria la sua fortuna ma anche la sua sfiga. E’ stato acclamato, sopratutto negli Stati Uniti, avendo come traino un libro di grande sucesso recensito dal New York Times e  da Oprah Winfrey, ma come spesso accade in  questi casi la scenggiatura non riesce ad avere quello spessore e quell’approfondimento dei personaggi che si spera abbiano le pagine.

IMG_1: da flickr

IMG_2: estratto pag web

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3 pensieri su “Wild, la solitudine per ritrovare se stessi

    1. Pur avendolo sentito nominare non ho mai visto questo film, vedo che c’e’ Robert Duvall un ottimo motivo per darci un’occhiata! E sono anche curiosa di vedere l’interpretazione di Laura Dern. Provvedero’.

      1. Lo trovi in streaming su guidafilm. Ti ringrazio per l’educazione che dimostri nel rispondere sempre ai miei commenti: purtroppo molti bloggers non lo fanno. A presto! 🙂

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