Amaro raccolto

Billie_Holiday_Lady_DayAmaro raccolto si dice sia il titolo che avrebbero voluto l’editore e l’autrice per questo libro, alla fine  venne scelto Lady sings the blues, in italiano lo conosciamo come La signora canta il blues, quasi a farci credere che Lady Day fosse  una anonima “signora”.

Nata nel 1915 (ricorrono quest’anno 100 anni dalla sua nascita) da una madre bambina e da un padre musicista, Eleonora Fagan, che cambia poi il nome in Billie in onore a Billie Dove, ci racconta con un distacco quasi innaturale, con rassegnazione consapevole, la storia della sua vita.

Affidata ad alcuni parenti dalla madre, cameriera a New York, cresce a Baltimora, raggranellando qualche soldo come donna delle pulizie. Cresce in fretta Nora, violentata da ragazzina da un vicino di casa si trasferisce poi  a New York con la madre, e qui inizia a fare la postituta in un bordello. Arrestata per adescamento e poi rimessa in libertà troverà lavoro come entreneuse. Troppo orgogliosa per raccogliere i soldi dal tavolo venne ribattezzata in senso dispreggiativo “lady”. In seguito, quando l’origine del nomignolo era stata dimenticata, Lester Young prese a chiamarla “Lady Day”.

La sua carriera di cantante deve tutto alla sua voce particolare, graffinate, che la fa ricordare ancora oggi come una delle più grandi vocalist del jazz. Una voce quella di Billie che riempie i club, che arriva a risuonare nelle trasmissioni radiofoniche, ma che non le risparmia la costante lotta contro i pregiudizi razziali.

<>. Artie cercò di spiegargli che ero la sua cantante, ma quello non stava neppure a sentire. Non sapeva far altro che borbottare e ripetere continuamente nigger e cornacchia. Mi feci avanti io. Sbottai: << Ma non sai proprio dire nient’altro? sono stufa di sentirmi chiamare nigger, e ne ho più che abbastanza anche di sentirmi chiamare cornacchia.>>”

Tra amori sbagliati,  false amicizie e persone spesso senza scrupoli Billie inizia presto a rovinare la sua esistenza, negli anni ’40 la sua voce comincia a risentire dell’uso smodato di droghe e alcol,  viene arrestata per violazione della legge sugli stupefacenti e sarà solo la prima volta.

Gli ultimi anni della sua vita la vedono sul palco mentre si consuma per l’uso ormai incontrollato di sostanze. E’ il 1959 quando si spegne in un letto d’ospedale a New York in seguito a complicazioni per cirrosi epatica.

L’autobiografia di Billie Holiday è un libro che si legge d’un fiato,  un linguaggio semplice, che ricalca molto la lingua parlata, ci riporta nella vita di questa grande cantante, senza seguire una vera continuità temporale e spesso edulcorando alcuni episodi. Da leggere più come un romanzo che come una biografia.

Billie_Holiday_0001_originalMi hanno detto che nessuno canta la parola “fame” e la parola “amore”, come le canto io.

Qui sotto uno dei miei brani preferiti.

IMG_1: Da  Commons Wikipedia

IMG_2: Da Commons Wikipedia

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