Una sera in piazza, tra i libri #4 e #5

Eccomi, col vago senso di colpa del ritardatario, a parlare delle  ultime due serate a cui ho assistito per la serie “parole Ubikate in mare”, la rassegna continuerà comunque a tenersi per tutto il mese di agosto.

Gli autori e i libri di cui vi parlerò sono due, ho pensato di unirli in un unico post per due cose che hanno in comune:

nutro preiudizi per quegli artisti (italiani), spesso comici, che improvvisamente decidono di scrivere un libro

i due protagonisti non sono mai stati tra i miei preferiti, visti in tv.

In entrambi i casi mi sono ricreduta.

Giole Dix, ha presentato “Quando tutto questo sara’ finito. Storia della mia famiglia perseguitata dalle leggi razziali

Un padre taciturno, di poche parole a volte un pò lunatico. Poi col tempo ci si accorge che certi comportamenti hanno radici incastrate nei crepacci di ciò che le persone hanno vissuto.

Un giorno Gioele convince suo padre, Vittorio, a raccontargli la storia della loro famiglia, poi inizia a scrivere e dopo vari tentativi capisce che la prospettiva migliore da cui riportare i fatti è quella di un bambino di 10 anni. Tanti ne aveva Vittorio, quando  vennero pomulgate le leggi razziali. Improvvisamente la sua famiglia si ritrova privata, come molti altri, di tutto: soldi, diritti, dignità. Sempre sul chi vive pronti a fuggire, traditi da una politica e da un governante in cui avevo sempre creduto. Episodi di storia personale che chiariscono la Grande Storia e i suoi effetti sulle persone. Con l’ottimismo e l’ironia che spesso ha contraddistinto il popolo ebraico.

Il libro, uscito nel 2014, è stato promosso su richiesta degli insegnanti in molte scuole italiane, proprio per la prospettiva dei fatti narrati,  visti con gli occhi di un bambino di 10 anni.

Diviso ipoteticamente in tre parti,  inizia con la prumulgazione delle leggi razziali, e lo spaesamento delle persone, ebrei italiani, molti dei quali come il nonno Maurizio erano stati tesserati fascisti della prima ora, pre marcia su roma, e improvvisamente si sentono definire cittadini di serie B, costretti a lasciare i loto impieghi e a ritirare i figli da scuola.

Spaesati, traditi, arrabbiati e umiliati il padre e i nonni di Gioele  vengono catapultati, nella seconda parte del romanzo, in quelle che furono le reali conseguenze delle leggi razziali in italia. Cacciati dalla loro consueta località di vacanza da un maresciallo, che chiede scusa a Maurizio, segno che molti italiani non erano cosi certi della scelta fatta da Mussolini. La comunità ebraica di Milano che per ovviare ai problemi scolastici dei figli e al parallelo licenziamento di molti insegnanti decide di creare una scuola  per poter dare alla propria vita e a quella dei loro figli una parvenza di  “normalità” in mezzo alla follia che li circondava.

[…]i posti lasciati vacanti venivano occupati […]qualcuno si vergognava di prendere il posto dei colleghi cacciati…solo 6 hanno rifiutato. Erano sei eroi,  pero non mi sento di condannare gli altri 700 perché non è che tutti siamo nati per essere eroi e poi si viveva in una dittatura non è che fosse poi cosi favile esprimersi.

L’ultima parte del libro racconta la fuga. Con l’8 settembre i tedeschi utilizzano le schedature effettuate dai comuni italiani per procedere anche da noi ad una sorta di Soluzione Finale, molti ebrei vengono rastrellati direttamente dalle loro case.

La famiglia dell’autore, già sfollata a Como per fuggire ai bombardamenti su Milano, cerca di attraversare la frontiera per trovare rifugio in Svizzera, riuscirà a farlo solo grazie all’aiuto di un uomo, sconosciuto, che pur conoscendo i pericoli decide di aiutare la famiglia in fuga.

Sempre nell’ambito dei racconti famigliari, ma di tutt’altro genere è invece il libro di Dario Vergassola, che con  “La battata delle acciughe” ci racconta la storia degli avventori di un bar nella provincia italiana.

Il bar che ci viene descritto è molto lontano dal nostro immaginario attuale, è piuttosto un luogo antico dove un tempo tutti andavano, dove si potevano trovare svariati personaggi spesso anche molto strambi. Dove gli avventori si prendevano “per il culo”, ma allo tesso tempo formavano una comunità.

Nella periferia di La Spezia c’è questo luogo d’incontro che è il bar Pavone, al suo interno troviamo oltre al padrone di casa, il barista Gigi detto “Gigipedia” per la sua onniscenza,  vari personaggi: due cassa integrati che giocano un’eterna partita a boccette, unico svago per non esser costretti a parlare della loro situazione, il classico matto di paese convinto di esser stato rapito dagli ufo, i Fratelli Chiappa, tre giganti un pò tonti che fanno i traslocatori e Gino, il classico impiegato, sposato, pantofolaio, che in seguito alla morte di un altro avventore è costretto dal testamento di quest’ultimo ad intraprendere un viaggio in America verso Woodstock. Gino, munito di telecamera e seguito in tempo reale dagli amici rimasti al bar intraprenderà il suo viaggio. A fare da coro a tutto ciò le acciughe salate, riposte in un vassoio sul bancone e grande must per gli aperitivi.

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