Southpaw – L’ultima sfida

POSSIBILI SPOILER

Mentre oggi Jake Gyllenhaall, insieme agli altri membri del cast di Everest, apriva il 72esimo festival del cinema di Venezia, nei cinema italiani e’ uscito Southpaw, film sul mondo della boxe del regista Antoine Fuqua, con protagonista lo stesso Jake, in una forma fisica, concedetemelo, splendida.

Billy Hope e’ un pugile pluripremiato, lui e la moglie, Maureen (Rachel McAdams), cresciuti entrambi in orfanotrofio, si sono riscattati unendo la capacità di boxare di lui con le doti organizzative di lei. Ora possiedono una villa e possono permettersi qualsiasi tipo di lusso.

Dopo l’ultimo incontro Maureen chiede a Billy di smettere col pugilato per dedicarsi alla famiglia e alla figlia Leila(Oona Laurence) e per non finire massacrato, l’uomo non farà in tempo a mantenere la promessa, qualche giorno dopo inaspettatamente la moglie di Billy muore tra le sue braccia colpita da un proiettile vagante.

Distrutto dal dolore per la perdita di Mo, pilastro nella vita e nello sport, Billy fatica a reagire, vorrebbe vendicarsi ma finisce per autodistruggersi con l’abuso di alcool e droghe. Ormai incapace di battersi sul ring viene abbandonato da tutti i collaboratori e dal suo manager storico, presto perde la casa e tutti i suoi soldi, ma la scossa arriva quando i servizi sociali gli portano via la figlia.

Disposto a qualsiasi sacrificio per riprendersi Leila, ricomincia ad allenarsi, ripartendo da una palestra di periferia gestita da Thick Wills (Forest Whitaker).

Southpaw e’ un film sulla boxe con sangue, ferite e sudore quanto basta,  non si puo’ dire sia una pellicola innovativa nel suo genere, ma credo di non sbagliarmi dicendo che  è un po’ “Rocky ai giorni nostri”.

Nella prima parte del film, fino alla morte di Mo per capirci, sono evidenti i riferimenti a film storici sul mondo della boxe e sono palesi gli omaggi appunto alla saga di Rocky.

Se in genere questo tipo di film segue un’oscillazione, salita-caduta-risalita, del protagonista, in questo caso Fuqua da per scontata la prima parte. Quando lo incontriamo la prima volta Billy è già molto ricco, troviamo comunque chiari riferimenti a Rocky da “sistemami questo fottuto occhio” alla chiara differenza tra i membri della coppia, fisico e istintivo lui, tamarra ma più cerebrale lei.

Per il resto partiamo direttamente da Rocky 2 : le  spese folli che portano al crollo, (la scena dei tre orologi ai migliori amici è presente quasi identica in entrambi i film), la richiesta di Maureen di smettere con i combattimenti.

Arrivato a questo punto il regista ha dato una svolta, mi piace pensare che si sia chiesto cosa sarebbe successo se Adriana fosse morta di parto in quel letto d’ospedale.

La seconda parte del film rimane fedele ai canoni delle pellicole sulla boxe, allenamenti al limite dell’umano, Billy che rinasce grazie all’aiuto del tipico preparatore, incazzato e deluso dalla vita, che ritrova un po’ di speranza nel ragazzo con l’animo pulito.

A fare la differenza, a segnare un chiaro salto dal passato, anche in un mondo in cui gli stili di allenamento sono rimasti quasi  invariati, non è solo la presenza ossessiva degli smartphone, quanto piuttosto i rapporti tra figure maschili e femminili. Se Rocky era gentile, per quanto grossolano, restava comunque padrone dei suoi spazi, Adriana era il suo sostegno ma tendeva ad essere dimessa a non far trasparire in modo eccessivo il proprio ascendente. Maureen, al contrario, gestisce la vita del marito, entra senza problemi negli spogliatoi, fa uscire lo staff interamente maschile e sprona Billy a combattere, meglio e più di qualsiasi allenatore. Allo stesso modo Thick si scioglie in lacrime di fronte all’ennesima sconfitta  contro il mondo, la dove Mickey avrebbe sputato accartocciando il cappello.

Southpaw non  farà forse la storia del cinema, ma si lascia guardare. Se vi piacciono gli sputi di sangue, le botte, le rivincite contro se stessi e qualche lacrima è il film che fa per voi.

Jake Gyllenhaal è di una figaggine, fisica e mentale da togliere il fiato. Avrei voluto meno tormenti e più tamarraggine, ma va bene anche così.

IMG: Wikipedia

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