#Pausa caffè: La pesantezza della cultura o la cultura della pesantezza

Capita, a volte, che nell’arco di una settimana si giri il web saltellando da un link all’altro e ci si imbatta in notizie che si ha voglia di commentare e o condividere.

Questa settimana in cui gli argomenti che hanno spopolato sono stati l’uscita di Netflix in Italia e la ricorrenza legata a Ritorno al futuro, la mia attenzione e a volte perplessità si è rivolta a :

1.Il pezzo su IlPost libri circa il rapporto degli italiani con gli audiolibri  

Il post riprende un articolo di Beppe Severgnini, in cui il giornalista tenta il rilancio di un prodotto letterario che all’estero ha un buon mercato mentre in Italia, a quanto pare, considerano in pochi.

Ammetto che io per prima non sono una fruitrice assidua di questo prodotto, però mi è capitato di usarli e mi trovo completamente concorde con Severgnini.

Certo, leggere un libro da soli o ascoltarlo è tutt’altra cosa, ma per quel che mi riguarda trovo anche completamente diverso leggere su cartaceo o su ebook.

Ci sono però dei casi in cui l’utilizzo dell’audiolibro potrebbe salvarci la vita dalla noia: Viaggi in macchina, viaggi in autobus o in treno in momenti in cui siamo troppo stanchi per leggere da soli.

L’audiolibro va riscoperto, come dopo anni che li usavamo in 5, avete scoperto i podcast.

Certo l’acquisto di un audiolibro al momento ha lo stesso prezzo del libro stesso, che non so se sia una scelta particolarmente furba. C’è da dire che esistono molte fonti che hanno a disposizione prodotti gratuiti, è vero che si tratta di titoli di grandi classici, però può essere una scusa per provare a leggere quel polpettone pallosissimo che sono anni che diciamo prima di morire lo devo leggere, ma non lo abbiamo mai fatto perchè dopo le prime pagine abbiamo capito che la nostra morte sarebbe arrivata prima della fine!

Due esempi per concludere, i ragazzi della via Pal, grande libro consumato durante l’infanzia, recuperato  in versione audio durante un viaggio lunghissimo  e stancante. Le lacrime, alla fine sono arrivate lo stesso.

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, che ho dovuto interrompere, è molto più fruibile quando lo legge Fabrizio Gifuni.

Gli audiolibri sono presenti su itunes si gratuiti che a pagamento, oppure sul sito rai si trovano podcast di alcui tra i più grandi classici della letteratura.

2 .L’articolo di Goffredo Fofi su Internazionale relativo al film inside out

Sia chiaro: ma chi sono io per contestare Fofi mentre fa il suo mestiere.

Il punto è che ho letto l’articolo proprio perchè era il primo a dare un parere tutt’altro che entusiasta sul film.

Film che io ho adorato, ma di cui finora ho letto solo recensioni più che positive. Da un pò speravo che qualcuno alzazze una paletta per dire, a me il film fa cagare per questo e quest’altro motivo, ma confidavo che riguardasse l’estetica del film. Evidentemente Inside out non ha falle e per dare un giudizio contrario si finisce per ricadere sulle continue ed eterne considerazioni contro il mercato, la globalizzazione, il lavaggio del cervello e tutta quella roba li.

Che palle.

Per carità io parto con addosso una filoamericanità da far paura, ma il terrore della logica di mercato mi opprime sempre un pò.

Allo stesso modo patisco un po’ tutta la teoria “cospirazionista” che pervade tutto l’articolo, l’idea che i sentimenti sottoforma di entità a se siano una sorta di grande fratello, mi sembra un pò tirata per i capelli.

L’idea di raccontare le funzioni del corpo con esseri “antropomorfi” risale alla serie Siamo fatti così,  conosciuta anche come Esplorando il corpo umano, non era americana e neppure giapponese, ma bensì Francese, risale alla fine degli anni ’80 e allora segnò, a mio parere, un punto di rottura con “l’appiattimento del mercato” causato da Disney e Cartoni Giappponesi.

Oggi, in inside out, le azioni sono rese più veloci, perchè viviamo in un mondo che va veloce e perchè siamo di fronte ad prodotto con scopo ludico, prima che educativo come invece erano i cartoni animati di Barillè.

Semplicemente alcune considerazioni mi sembrano un pò eccessive, e mi riportano a quando negli anni ’80, con l’avvento dei primi telefilm, era venuta fuori tutta una corrente di “protesta” che si basava sul fatto che in tutti i telefilm americani i ragazzini a pasto bevessero bicchieroni di latte e tutto ciò fosse in contrasto con il nostro stile di vita.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...