Suburra: il gangster movie di pioggia e di sangue

Ero partita piena di pregiudizi.

Il primo pensiero, appena iniziato, è stato:  i film in cui  si aggirano esseri viscidi che passano le serate in ville pacchiane iper illuminate, al solo scopo di andare a troie, ma senza caricarle sui viali, mi ha un po’ rotto le palle.

Poi a metà, quando  intuisci che se stanno andando da quella parte non possono più tornare indietro, ho cominciato a vedere lo schermo appannato. Avevo i lucciconi dalla felicità.

Ma parliamo del film:

Suburra è sporco, è viscido, è corrotto, è sanguigno. E’ meraviglioso. Lo guardi e provi la gioia di quando vedi uno per cui tifi che ritira l’oscar. Ecco, guardavo Suburra e pensavo, ma cazzo, ma allora li sappiamo fare anche noi questi film qui.

Cercherò di spiegare, senza fare troppo spoiler,  perchè poi sono andata a letto tutta entusiasta e agitata e felice.

Siamo a Roma, una capitale notturna, invernale, piovosa potremmo dire anche distopica. E sarà così dall’inizio alla fine. È una Roma che sembra quasi sotterranea. Sebbene molti personaggi siano riconducibili alla realtà, da farci temere il consueto film di denuncia, la storia si muove invece veloce e coinvolgente senza darci il tempo di cercare somiglianze se non quelle immediate.
Un racconto tra papi dimissionari, politici viscidi, che hanno messo radici e maneggi di corruzione e comprevendita di favorì ormai li fanno senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.

Ma politici e prelati sono solo dei tasselli, le tessere di un puzzle a cui si aggiungono prostitute, drogati, cravattari, e piccoli criminali. Tutti si incastrano perfettamente sotto la costante pioggia che il terreno non riesce più ad assorbire. Sono tutti legati, a volte inconsapevolente, da un filo sottile. Sopra  di loro (forse) aleggiano le “famiglie”, che non vedremo mai una specie di omaggio o di richiamo al lontano Padrino, che qui ritroviamo in termini di uomini avvisati o ammazzati a seconda del caso.

Colpi di scena feoci e quasi inaspettati.
Un film perfetto, con attori altrettanto perfetti, per ognuno si dovrebbe dire qualcosa, da Alessandro Borghi, nei panni di  8, con quel suo viso e quei suoi occhi,

Amendola , Samurai, ex membro della Magliana è ottimo (per capirlo guardate il documentario di History Channel sulla banda).

Fino a Picchio Favino, che qui veste i panni di un politico un pò borghese, un pò puttaniere, corrotto quel tanto che basta da garantirsi posizione e sicurezza.

Se normalmente è un attore bravissimo, qui nelle mani di Sollima, risulta  impeccabile, dovrete sforzarvi per riuscire a indirizzare in vostro disgusto verso il personaggio e non verso la sua faccia. L’onorevole Malgradi rappresenta la pochezza umana, la viltà, una specie di Don Abbondio di oggi, ed è qui che ci accorgiamo di aver fatto meglio di qualunque film americano. Favino recita, diventa Malgradi, pur senza l’alibi, ormai abusato oltreoceano, di trasformazioni fisiche a volte inquetanti.

 Insomma Suburra è un film di cui vantarsi e andare fieri, riesce a inserirsi in una zona tra il film biografico e lo splatter senza uscire dai margini, inaugurando, speriamo, la nuova era dei gangster movie.  A questo punto non ci resta che aspettare la serie tv.
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