#PausaCaffè: una risata vi seppellirà o mi seppellirete che starò ridendo. Avrò comunque vinto

Abbiamo provato ad andare avanti.

Più timorosi, più preoccupati, ma pronti a mettere prima i pensieri positivi. Almeno per me è stato così.

Per forza di cose gli articoli che ho letto questa settimana erano una conseguenza dei disastri di venerdi scorso. Con la voglia di capire e di andare avanti.

  • Dal sito di Internazionale Annamaria Testa, che seguo spesso sia qui che sul suo sito, ci parla di resilienza. Un termine un tempo utilizzato in ambiti tecnici, oggi di uso comune in ambito sociale e psicologico, che indica la capacità di “assorbire gli urti”, gli avvenimenti sconvolgenti, e riorganizzare nel modo più positivo possibile la propria vita. In pratica è un modo per riuscire a superare le difficoltà e i cambiamenti nel modo meno traumatico possibile. Chiaramente questo pezzo, che indica i sette principi per rendere più resilienti i sistemi socioecologici, può esserci di aiuto per affrontare meglio e sopratutto reagire meglio ad avvenimenti come quello di Parigi. In realtà la resilienza non è solo un rimedio ad un caso estemo come questo, tant’è vero che già in passato mi era capitato di leggere come la resilienza sia una capacità che occorre insegnare ai bambini per affrontare meglio le difficoltà della vita, che per loro possono essere anche banalmente i no che ogni tanto dovremmo imparare a dire.

  • Sebbene molti ne avranno già sentito parlare su twitter, segnalo un pezzo molto interessante che chiarisce un po’ meglio quello che sta accadendo. Si tratta di un articolo apparso su Il sole 24ore, il 17 novembre, in cui Christian Rocca parla di Prevenzione e Intelligence. Il pensiero puo’ essere più o meno condivisibile, ma al di la di tutto mi è piaciuto molto perchè esprime un punto di vista in modo pacato. E’ lo stile dell’articolo a farne  un tassello che con altri può aiutarci a capire meglio come si stanno muovendo le cose.

Ora per non concludere con un po’ di leggerezza parliamo di libri e tempo libero:

  • il pezzo è apparso il 10 novembre su IlPost, e parla del progetto “appuntamento al buoi con un libro (blind date witha book)” lanciato dalle librerie indipendenti australiane Elisabeth’s bookshop. L’idea, che si è espansa anche su i relativi social permettendo anche l’acquisto online, prevede che nelle librerie sia presente uno scaffale contenente volumi, scelti dallo staff, rifasciati con carta da pacchi in modo che non si veda la copertina, il contenuto viene riportato brevemente sulla carta che li rifascia. L’acquirente potrà quindi scegliere in base ad alcune frasi riassuntive del tema del libro, senza poter vedere la copertina e quindi senza lasciarsi influenzare dall’involucro. Per quel che mi riguarda, sebbene possa sembrare superficiale,  nel momento stesso in cui entro in libreria o cerco su un sito che il primo impatto che ricevo è dato dalle copertine. Più di una volta ho provato a combattere, tenere sotto controllo questa tendenza, ma è un vero e proprio riflesso automatico, controllabile solo evitando l’acquisto immediato.

 

  • Concludo con un suggerimento, per chi fosse di Genova o si trovasse a transitare nella città che spesso mi ospita, fino al 24 gennaio 2016 presso Palazzo Ducale, viene ospitata la mostra fotografica ” Brassai, pour l’amour de Paris”. La visita porta via girca 1 ora  e mezza forse 2, durante le quali io mi sono completamente immersa nelle immagini di una Parigi anni ’30 e ’40. Sebbene, tra le esposizioni fotografiche viste finora, il podio, per me, lo detenga ancora Robert Doisneau, i notturni nebbiosi di Brassai sono da guardare, ma sopratutto consiglio la sala dedicata alle foto scattate nei “quartieri caldi” tra “cattivi ragazzi”, bar, prostitute e bordelli.

 

 

 

 

 

 

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