Amy – the girl behind the name

Presentato fuori concorso a Cannes, Amy ha riscosso grande successo, tanto da riuscire a proseguire il suo percorso fino alla vittoria agli EFA nella categoria docummentari, lasciando cadere quasi inascoltate le polemiche appiccate dalla famiglia della cantante.

Proiettato nelle sale italiane per soli tre giorni a settembre 2015, lo trovate già nei negozi in formato dvd. Un documentario che secondo me vale la spesa.
Non lo dico da fan, anzi, Amy Winehouse non mi era neppure simpatica prima di questo film.

L’Opera del regista Asif Kapadia,  è un montaggio tra video personali della cantante, interviste a parenti e amici il tutto amalgamato con canzoni.

Parlare di montaggio e non spiegare il lavoro che c’è dietro rischia però di ridurre il documentario ad un tentativo ben riuscito di mettere insieme un lavoro già pronto. La bravura di Kapadia è stata saper comporre il materiale a sua disposizione tirandone fuori l’essenza di una cantante di cui, per anni, abbiamo, nostro malgrado, conosciuto i lati più torbidi e autodistruttivi senza che nessuno ci desse la possibilità di tentare di conoscere la persona nascosta nel personaggio.

Kapadia riesce in qualche modo a colmare dei vuoti, a cogliere tratti di una persona, che come avviene spesso è conosciuta più per la sua immagine che per quello che è veramente. Il lavoro fatto è evidente in questo video negli archivi di iternazionale,nel quale il regista spiega la sua scena preferita.

Amy ancora sconosciuta sta registrando back to black in studio, i video spiega il regista esistono perchè il produttore stava girando pezzi per un docummentario sul gruppo che suonava. Amy viene descritta da chi l’ha conosciuta come una perfezionista, è evidente qui, ma anche in seguito quando già famosa ragistraa un pezzo con Tony Bennet.

Altra cosa importantissima, che percepiamo grazie alla scelta di mandare in sovrinmpressione le parole delle canzoni di Amy, è che pur essendo conosciuta come la cantante bianca con una magica voce nera, le sue canzoni nascondevano parte di lei. Leggendole mentre le canta percepiamo anche le sue debolezze, perlopiù debolezze d’amore, una incapacità a rassegnarsi per aver perso l’uomo che amava, nonostante fosse evidentemente una delle cause del suo declino fisico.

Il film deve la sua bellezza alla capacità di restituire alla cantante una specie di giustizia, di comprensione, postuma come avviene sempre.  Non che voglia  giustificare gli eccessi, semplicemente li contestualizza, li rende umani quando finora erano stati gettati tra le pagine di gossip per venedere qualche copia in più. In ultimo, ma certo più importante per lo spettatore si riscopre la musica di Amy, la sua voce che se non altro vale la pena riscoprire.

 

IMG: WIKIPEDIA

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