Endurance – L’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud

Prima di raccontarvi di questo libro, di cui sono entusiasta,  vorrei dire come ci sono arrivata.
Qualche anno fa andai ad una mostra, una di quelle a cui in genere non sarei mai andata. L’esposizione, Race. Alla conquista del polo Sud, era curata dall’ American Museum of Natural History di New York, e attraverso un percorso interattivo fatto di installazioni, teche e ricostruzioni, raccontava in modo divertente l’impresa di Robert Falcon Scott.
Il viaggio dell’esploratore inglese finì tragicamente e senza i risultati sperati, ma ha poca importanza ora perchè quella intrapresa da Scott fu un’impresa grande quanto folle e non priva di momenti di ilarita’ per chi la guarda oggi. Per dire, come cazzo ti viene in mente di partire per il Polo Sud e portarti dei Pony?? Ma faccio presto io ora a sfottere il povero Scott,  mi basta fare due click e scoprire, anche grazie a lui, che portarmi i pony sarebbe una vaccata. Comunuque…se il nostro eroe aveva la fregola dei posti ghiacciati a me venne un po’ la fregola di lui, e comunque del concetto di esplorazione in generale.
Ecco quindi che un giorno mi sono imbattuta in questo librino, l’autore Alfred Lansing, giornalista e saggista statunitense, alla fine degli anni ’50, raccolse numerosa documentazione su un altro personaggio Ernest Shackleton, e ne venne fuori Endurance – L’incredibile viaggio di Schackleton al Polo Sud.
Qualche anno dopo la “sconfitta” di Scott, nel 1914, Shackleton,  uomo massiccio e ottimo comandante, ma anch’egli con la fregola dell’esplorazione e della sfida, cerco’ e ottenne finanziamenti per un nuovo viaggio verso il polo sud, allo scopo di attraversare a piedi il continente. A farlo vacillare per un momento fu l’esplosione della guerra, si chiedeva se fosse consono abbandonare il proprio paese in un momento come quello, e  solo in seguito al benestare di Winston Churchill  partì col suo equipaggio. L’Inghilterra aveva bisogno di recuperare lo smacco subito col fallimento di Scott.
L’intento di Shackleton era arrivare in Antartide, partendo dalla Georgia Australe, per poi attraversare il polo a piedi partendo dal Mare di Wedell per uscire sulla costa del Mare di Ross. 
Purtroppo presto l’Endurance si trova bloccata e stritolata dalla banchisa, nonstante le speranze, il lavoro duro dell’equipaggio e l’ottima qualità della nave non si riesce ad avere la meglio sulla forza del ghiaccio. Con i viveri e tutti i mezzi trasportabili, comprese le mute di cani da slitta, gli uomini scendono a terra e si  collocano su un banco di ghiaccio dove costruiscono l’accampamento che li avrebbe ospitati per mesi.
Intanto l’Endurance pur resistendo  diversi giorni, alla fine ha la peggio contro la banchisa e viene vista inesorabilmente affondare.
Quando, dopo mesi vissuti nelle tende, mangiando carne di foca e limitando il consumo dei viveri salvati dalla nave, il ghiaccio su cui si erano accampati inizia a spezzarsi, Shackleton da ordine di dividere l’equipaggio sulle tre barche più piccole cercando di dirigersi all’isola di Elephant senza finire nuovamente stritolati dal ghiaccio.
Raggiunta la meta, tra vento sferzante, blocchi di banchisa in avvicinamento, con le tre barche legate l’una all’altra per non perdersi nel buio, gli uomini dell’Endurance  avvistano terra e solo dopo molti sforzi riescono ad attraccare.
Elephant è la salveza temporanea, ma non un paradiso, solo un lembo i terra dove è altrettanto possibile morire. La pioggia, il vento tagliente e impietoso e ancora il ghiaccio, nel quale è impossibile costruire un rifugio dalle intemperie perchè il calore dei corpi trasforma tutto in una enorme pozzanghera. E mentre gli uomini sono fiaccati dalla fame, dalla convivenza forzata e dalle cancrene, Shakleton  raduna un piccolo gruppo con cui si imbarca sulla piccola James Caird per attraversare l’oceano fino alla Georgia Australe, il loro punto di partenza.
Senza rivelarvi il finale, che o sapete già o potete comunque reperire anche solo dai link messi sopra, vi posso dire che il viaggio e la sua conclusione sono ancora molto lunghi da quando la James Caird lascia Elephant.
Questa storia Lansing la racconta riportando i fatti scritti nei diari dell’equipaggio, con lo stile avvincente dello scrittore, ma con la capacità del cronista di non enfatizzare certe condizioni,  si estreme, ma non così rare come lo sono per noi oggi. E’ questo che rende piacevole e molto leggibile una storia capitata all’inizio del secolo e un libro scritto negli anni ’50.

Come guida scientifica, datemi Scott; per un viaggio rapido ed efficiente, Admussen; ma se vi capita di trovarvi in una situazione disperata, quando sembra che non vi sia modo alcuno di scampare, buttatevi in ginocchio e pregate per Shackleton”.

Alfred Lansing: Endurance. L’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud. [Ed. TEA]

[ISBN: 978-88-502-‘393-2]

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