Oscar_2016: Mustang

Titolo: Mustang

Candidatura: miglior film straniero

 

Cominciamo così, col botto.

Mustang è il primo film della regista turco – francese Deniz Gamze Erguven, presentato al festival di Cannes 2015  è stato candidato a rappresentare la Francia agli Oscar 2016 nella categoria miglior film straniero.

La storia si svolge in un piccolo paesino sulla costa turca, a scuola terminata, 5 sorelle orfane e cresciute con la nonna si fermano a festeggiare l’inizio delle vacanze  con un bagno in riva al mare insieme ai compagni. Questo gioco innocente, banale e forse infantile segna la fine della loro libertà. Tornate a casa, la nonna e lo zio le recludono tra le pareti domestiche aggiungendo via via nuovi sistemi per impedirne la fuga anche temporanea. Cancelli, controlli strettissimi durante le ore del giorno, sbarre alle finestre. Intanto tutte le ragazze, dalla più grande già adolescente alla minore, Lale, vengono istruite da zie e vicine in modo da imparare ogni attività domestica che competa alle donne. L’estate finisce, la scuola ricomincia, ma per le 5 sorelle non è più prevista alcuna istruzione, lo zio si prodiga per trovare a tutte un marito al più presto. Solo sposandosi infatti diventeranno proprietà altrui, del marito o eventualmente, in sua assenza, dei suoi genitori e diminuiranno le possibilità di compromettersi. Ognuna sceglierà a suo modo come  affrontare il proprio destino.

 

Mustang si è rivelato uno dei migliori film visti nell’ultimo periodo.

Sebbene, di base, racconti una storia già sentita, già portata sullo schermo in altri modi, qui troviamo un perfetto connubio tra il dramma della sottomissione femminile e la gioia e la freschezza della gioventù.

A farne un ottimo film è proprio questo, non c’è l’accusa politica o religiosa contro le regole restrittive, ma piuttosto ci mostra come certe pratiche siano ormai radicate in micromondi, e patrimonio relegato negli usi di pochi, seppur ancora troppi, “affezionati”.

Il patriarcato, la sottomissione della donna, la negazione dell’istruzione, qui, sono  legate a personaggi inaciditi, incapaci di vedere oltre la propria vita. Dalla vicina di casa ormai sfiorita che veste i panni del delatore quasi a voler punire la gioia e l’allegria della gioventù, fino allo zio, scapolo e con un orrendo segreto, che si erge a giudice e ferreo secondino per nascondere, dietro al  rispetto folle di  regole ormai in declino, i suoi peccati decisamente peggiori.

Già col titolo, Mustang, un richiamo  ai cavalli selvatici del nord america noti per la resistenza, la vivacità e l’indipendenza, la regista ci vuole raccontare un altro tipo di storia. Le cinque protagoniste sono giovani donne cresciute libere  e vissute in un contesto occidentalizzato (indossano vestiti “occidentali” intrattengono relazioni interpersonali con i compagni di classe) che si trovano improvvisamente a dover esssere domate, per seguire regole arcaiche e quasi in disuso.

Come i mustang combattono, non con la violenza ma con la forza della loro libertà interiore, con la gioia e l’allegria.

La luce estiva si riflette nell’azzurro del mar,e entra dalle finestre e penetra nella loro prigione, una casa in cui tutti vestono “color merda”, e che nonostante ciò risulta a sua volta illuminata dalle loro risate e rallegrata dai loro corpi che si lasciano baciare dal sole e si accavallano in giochi da bambini.

Il potere assoluto di mustang è proprio questo, anche dove si concentra il buio della ragione o le ombre del dramma tutto rimane illuminato dalla giovinezza che alcuni possono coprire ma che continuerà a filtrare dal sorriso di una ragazzina cocciuta.

IMG: wikipedia

Video: youtube

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