Oscar_2016: What happened, Miss Simone?

Titolo: What happened, Miss Simone?

Candidatura: Miglior documentario

 

Qualche anno fa entrai in fissa per un film, mi piaceva tutto, gli attori, la fotografia, i luoghi e la musica. La canzone che più mi aveva rapita era My Baby just cares for me, partii da li a scoprire la voce graffiante, quasi rovente di Nina Simone.

Già disponibile ormi da mesi su Netflix, questo documentario racconta la storia di Eunice Katheleen Waymon più nota come Nina Simone.

Nata in North Carolina nel 1933 vive in pieno la segregazione razziale, nella sua città la zona dei neri e quella dei bianchi era divisa dalle rotaie del treno, in casa sua però l’argomento non viene mai toccato, della sua infanzia non ricorda dibatti casalinghi sulla condizione dei neri americani. La madre, una predicatrice, la porta con se in chiesa ed è li Eunice inizia a suonare il pianoforte, è talmente brava che viene notata da due donne bianche, una è un’insegnate di musica e la prenderà sotto la sua ala dandole lezioni quotidiane e istituendo un fondo che la ragazzina avrebbe potuto usare per i suoi studi in futuro.
Trasferitasi a New York, dopo esser stata scartata dalla scuola di musica rinuncia al suo sogno di diventare la più grande pianista classica di colore ed inizia a suonare nei locali notturni. La sua bravura come pianista e la sua voce iniziano a spopolare, ma è solo quano incontra e sposa Andrew Stroud che Nina sfonda nel mondo della musica, lui lascia il suo lavoro e diventa il suo manager. Gli ingaggi si moltiplicano, ma Nina è stanca e spesso compaiono forme di depressione che Andrew combatte con abbondanti dosi di schiaffi.
Negli anni sessanta diventa esponente attiva dei movimenti antirazziali, e le sue canzoni diventano inequivacabilmente “di protesta”, nonostante l’opinione contraria del marito, che vede in questa svolta politica una possibile perdita di ingaggi. Nina Simone si mantiene forte sulle sue posizioni, ma il suo comportamento sul palco diventa giorno dopo giorno eccesivamente aggressivo.
La sua carriera si arresta, proprio a causa della sua politicizzazione e il rapporto con Andrew si incrina tanto da spingerla ad allontanarsi dalla famiglia. Si rifugia in Liberia, ma presto i soldi finiscono e anche i rapporti con la figlia colano a picco. La ragazza trasferitasi per vivere accanto alla madre vede aumentarne i comportamenti aggressivi e vine picchiata spesso e per futili motivi. La Simone si trasferisce prima in Svizzera e poi in Francia cercando di rilanciare la  carriera, ma la gestione dei suoi problemi è difficile. Le diagnosticano la sindrome bipolare ed accetta di curarsi, ricomincia la sua vita di musicista restando a vivere in Europa per riprendere a viaggiare e possiamo vedere i suoi miglioramenti direttamente sul palco.

Un bel documentario, sopratutto se siete fan della Simone, reperti video, audio e interviste, alla figlia Lisa Simone Kelly, al marito e agli amici.

Nina Simone era una tigre sia sul palcoscenico che nella vita,  non ci sono parole di sottomissione o tristezza nelle sue dichiarazioni, neppure quando parla della violenza del marito, che per tutta la vita ha considerato il miglior manager che abbia mai avuto. Nelle sue canzoni sia politiche che non, mantiene una grinta ed una forza che spesso non troviamo in altre cantanti jazz. Anche quando la sentiamo interpretare  Strange Fruit, struggente pezzo portato al successo da Billie Holiday, la sua voce graffiante le da un senso di resistenza. A differenza di altri lei non era solo una cantante, era una rivoluzionaria, una combattente, non solo in senso politico, ma ad ogni iterpretazione sia fatta nel pieno delle sue facoltà, sia quando la malattia non la rendeva completamente lucida.

Un documentario che fa il suo dovere, ci introduce alla vita di una grande cantante e ci da l’opportunità di scoprire le sue opere migliori, mostrando gli errori e i difetti del personaggio, senza accusare ne giustificare.

 

IMG: wikipedia

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