Truth – Il prezzo della verità

Truth è un po’ l’altra faccia di Spotlight, mostra la sconfitta e gli errori del giornalismo d’inchiesta raccontando una storia vera.

La trama:

Mary Mapes è una  giornalista e produttrice della CBS con alle spalle ha una serie di inchieste di successo. Tra queste la denuncia contro i crimini perpetrati ai danni dei prigionieri di Abu Ghraib da parte dei militari statunitensi.
Nel 2004, a pochi mesi dalle elezioni in cui George W. Bush corre per il rinnovo del mandato alla presidenza, la Mapes entra  in possesso di alcuni documenti da cui si evince che Bush, grazie all’intervento del padre, si arruolò nella Texas Air National Guard, che prevedeva anni di addestramento prima di mandare i propri uomni sul campo, riuscendo così a non andare a combattere in Vietnam. E che, in seguito, ebbe modo di allontanarsi dall’addestramento per lunghi periodi grazie a chiari favoritismi nei suoi confronti.
Mary Mapes ed il suo team raccolgono prove, fanno telefonate, ingaggiano esperti e con i tempi stretti, imposti dalla scaletta della rete, preparano la nuova inchiesta per il programa 60 minutes, trasmissione di punta condotta dal famoso Dan Rather.
Poco tempo dopo la  messa in onda però alcuni blogger mettono in dubbio la validità dell’accusa partendo dai documenti, che Mapes aveva ricevuto dall’ex colonnello Bill Burkett sotto forma di fotocopie. Secondo i blogger controllando spaziatura,  carattere e regolarità dello scritto  i documenti non potevano essere originali, ma un falso creato al computer.
Mentre il team cerca di rianalizzare la prove qualcosa va storto quando Burkett, l’uomo che fornì i documenti, dichiara di aver mentito su come li aveva avuti.
Mentre Rather è costretto a scusarsi in diretta con il pubblico, la CBS apre un’inchiesta interna che porterà alla fine al licenziamento dell’intero team, compresa la Mapes, e alle successive dimmissioni di Rather.

Giornalismi a confronto:

A pochi mesi dall’oscar a Spotlight  viene piuttosto naturale fare un paragone tra  i due film, che nonostante la differente accoglienza, hanno parecchio in comune e nulla da invidiare l’uno  all’altro.
Entrambi sono film prima di tutto sul giornalismo, ciò li rende di per se poco appetibili per il grande pubblico a meno che non si introduca all’interno un fatto di cronaca pregnante.
Spotlight in questo parte vincitore, ha dalla sua l’inchiesta su chiesa e pedofilia, pur raccontandola senza colpi di scena o gesta eroiche si porta a casa il consenso del pubblico.
Truth, tratto dall’autobiografia di Mary Mapes, rischia di non essere obiettivo, tratta un fatto di cronaca che poteva suscitare qualche interesse nel 2004, ma ora non più. I protagonisti, ne escono sconfitti nella loro credibilità di giornalisti.

Perchè andare a vedere Truth?

 Se anche solo una volta nella vita  avete sognato di diventare giornalista, se vi vedevate in giro a cercare testimoni, a sfogliare dossier, a fare le ore piccole.

Perchè è vero che si punta il dito sulla CBS per aver stretto i tempi, su un possibile complotto contro una notizia scomoda, ma se lo guardate per bene vedrete che non vengono risparmiate le imperfezioni nel lavoro dei protagonisti. Talmente entusisti della scoperta, sicuri di se stessi dopo anni di scoop, da non accorgersi dove stavano sbagliando.

Per capire che sbagliare si può, ma prima bisogna fare del proprio meglio, senza pensare di avere un bagaglio positivo alle spalle che possa fare da ammortizzatore alle cazzate nuove.

Perchè è giusto controllare che non ci raccontino cazzate, ma fare i bulli e gli arroganti da dietro uno schermo sputando sul lavoro degli altri o denigrandoli come persone è da stronzi. Anche se hanno sbagliato. Tanto più se hanno sbagliato in buona fede.

Perchè fermarsi e dire “scusate ho sbagliato” non fa perdere di credibilità, anzi.

E poi ci sono Cate Blanchett e Robert Redford entrambi di una figaggine incredibile.

 

 

 

 

 

 

IMG: Wikipedia

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