Mistress America di Noah Baumbach

Presentato al festival del cinema di Roma del 2015, Mistress America è il nuovo film di Noah Baumbach, che dopo la parentesi di While we’re young(Giovani si diventa), è tornato a scrivere con e per la sua compagna Greta Gerwig.

La trama:
Tracy da poco approdata a New York per frequentare l’università fa molta fatica ad integrarsi, le cose sembrano andare meglio quando incontra Tony, un ragazzo con cui ha in comune la passione per la scrittura. Il suo rinnovato buonumore precipita quando scopre che lui ha una fidanzata.
Dopo l’ennesima serata passata a mangiare da sola, Tracy segue il consiglio della madre e contatta Brooke una trentenne che da li a poco dovrebbe diventare la sua sorellastra.
Nonostante i dubbi per la differenza d’età Brooke si rivela dinamica, entusiasta, allegra,  e porta  una ventata di freschezza nella vita di Tracy.
Mentre Brooke presa tra mille lavoretti ambisce ad aprire un ristorante, Tracy affascinata la segue e in segreto inizia a scrivere una storia su di lei.

Questa la prima parte del film, in molte cose forse poco originale, la storia racconta le solite vicissitudini di una giovane ragazza a New York alla ricerca di se stessa.
A questo punto però, quando immaginiamo che tutto sia destinato ad andare per il solito verso ecco che il film cambia e si trasforma  passando dal road movie alla commedia con virate screewball, e con scene corali quasi teatrali.

Mistress America forse non ha molto di nuovo rispetto alle tematiche del film precedente, ma le racconta in un modo decisamente più dinamico. Ancora una volta Baumbach va a sondare i rapporti umani:
la coppia: Tony è affascinato da Tracy, ma solo come amica perchè la loro comune passione genera competizione e le preferisce una ragazza più comune con cui potersi sentire in vantaggio.
la socializzazione: che Tracy trova difficile perchè non le piacciono molto le persone, ma ciò fa in modo che gli altri la evitino. Mentre Brooke riesce a stabilire centinaia di legami di ogni tipo, ma tutti più o meno superficiali.
l’amicizia: come quella tra Tracy e Brooke. La prima è affascinata dalla spontaneità e dal dinamismo di Brooke, che le riempie la vita con i suoi piani e le sue serate, però si rende conto fin da subito della mancanza di concretezza della sorella maggiore.  Dal canto suo Brooke ha bisogno di Tracy per sentirsi ammirata e supportata in tutte le sue idee o conflitti più strampalati, e anche di fronte all’evidenza non riesce a mettere a fuoco che la sua continua ricerca è senza meta.
Nel complesso il film è molto carino, divertente pur lasciando un retrogusto amaro. Come sempre è ottima la Gerwig che usa la sua normalità del suo volto è il suo quasi ingombrante metro e 75 per portare sullo schermo un personaggio che sembra lanciarsi nel mondo quasi barcollando, ma rimanendo sempre in piedi. Ottima anche Lola Kirke, sorella minore di Jemima, che passa benissimo dalla parte della ladra un p0′ fattona di Gone Girl alla ragazzina acqua e sapone.
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