American Crime Story: People vs O.J. Simpson

American Crime Story è una nuova serie prodotta da Ryan Murphy, storico creatore di American Horror Story,   Glee e Nip/Tuck .  Questa prima stagione,  basata sul libro di Jeffrey Toobin  The run of his life: People VS O.J. Simpson,  ripropone il processo forse più famoso degli anni ’90, quello contro  O.J. Simpson accusato di duplice omicidio. La seconda stagione avrà invece come tematica le conseguenze dell’uragano Katrina.

Per serie antologica si intende quel tipo di serie tv che hanno una “radice” o tematica sempre uguale ma in cui argomento e personaggi cambiano stagionalmente. Ogni stagione è quindi autoconclusiva.

 

Trama
Il 12 giugno 1994 alcuni abitanti di un complesso residenziale di lusso, attirati dai guaiti di un cane trovano un corpo in una pozza di sangue. All’arrivo degli agenti vengono ritrovati due cadaveri, quello di Nicole Brown Simpson, colpita da numerose coltellate e sgozzata con così tanta violenza da sembrare quasi decapitata e quello del giovane Ronald Goldman, amico di Nicole anch’egli ucciso da svariate ferite da taglio. Sulla scena viene rinvenuto un guanto di pelle. I detective si dirigono verso la villa di O.J. Simpson, ex marito della vittima,  per informarlo del delitto, anche alla luce del fatto che i figli suoi e di Nicole sono addormentati e incolumi a casa della madre.  Simpson è un ex giocatore di football, forse uno dei più famosi e ammirati, che a carriera finita ha saputo imporsi come attore di film e di spot televisivi, per molti americani è un idolo, così anche per molti poliziotti del suo quartiere per i quali più volte ha dato feste in piscina.  Le luci sono accese ma Simpson non risponde, i poliziotti, dopo aver rinvenuto nelle vicinanze una Bronco bianca con macchie di sangue sulla portiera e all’interno, preoccupati per l’incolumità dell’uomo entrano nel perimetro della villa. Simpson non c’è, è partito poche ore prima per Chicago, a ricevere i poliziotti un ospite di OJ, Kato Kaelin che sostiene di aver solo sentito dei forti rumori qualche ora prima. I poliziotti trovano, un guanto di pelle, simile a quello recuperato sul luogo del delitto e svariate macchie di sangue. Queste prove in seguito si andranno a sommare alle numerose denunce per maltrattamenti fatte da Nicole contro l’ex marito e alla storia dell’autista che andò a prelevare O.J. Simpson per portarlo all’aereoporto. L’uomo raccontò che al suo arrivo nessuno rispose al citofono, attese circa mezz’ora, in quel lasso di tempo sentì un tonfo e vide un uomo di colore corpulento che attraversava di corsa il giardino, poco dopo Simpson si presentava all’appuntaento, in ritardo, e veniva portato all’ereoporto appena in tempo per il suo volo. Al suo ritorno Simpson sentendosi sospettato assume  Robert Shapiro, noto  avvocato delle star, ma  con la fama di patteggiatore. In seguito le macchie di sangue trovate nella proprietà di O.J. portano la polizia ad accusarlo di duplice omicidio. L’ex atleta reagisce cercando di fuggire, la sua auto viene seguita a distanza dalla polizia che non osa intervenire visto che Simpson minacciava il suicidio, il tutto viene trasmesso in diretta tv. Arresosi OJ viene arrestato, e Shapiro per affrontare un processo in cui l’accusa ha delle prove schiaccianti mette in piedi il “Dream Team” composto da Robert Kardashian da anni amico di Simpson, Alan Dershowitz, F.Lee Bailey e lo stesso Shapiro che poco dopo introdurrà Johnnie Cochran, noto per le sue doti oratorie quasi da predicatore e sostenitore dei diritti dei neri. Cochran prenderà le redini della difesa e si troverà spesso in contrasto con Shapiro che non approva alcuni suoi metodi. L’accusa è guidata da Marcia Clark, dura, spigolosa, in quel periodo alle prese con alcuni problemi personali, e decisa a far valere la forza delle prove contro il solito personaggio famoso convinto di meritare un trattamento di riguardo. Affiancata solo da un procuratore inesperto la Clark fatica ad accettare, capire e quindi affrontare la forte impronta mediatica che prende il processo, onda che invece il Dream Team cavalca con ottimi risultati. Verso la fine del processo l’asso nella manica della difesa è la scoperta di alcune registrazioni che provano che l’agente Furhmann è razzista accanito e un misogino, nei nastri dichiara di aver perpetrato numerosi pestaggi a danno dei neri, seguiti da esternazioni che per la durezza vengono scartate dal giudice Ito. Al termine di un processo devastante durato quasi un anno, la giuria cogliendo tutti di sorpresa emette il verdetto in tempi rapidissimi: O.J. Simpson viene dichiarato innocente. Clark e Darden ne escono sconfitti prima di tutto moralmente, Shapiro in seguito prenderà pubblicamente le distanze dalla linea seguita da Cochran, quest’ultimo vedrà invece riconosciuta almeno formalmente la disparità con cui vengono trattati i neri dalla polizia. Kardashian dichiarerà di avere dei dubbi sull’innocenza di Simpson e romperà i rapporti con lui dopo 30 anni di amicizia. O.J. Simpson che con la sua vittoria vede nelle strade il sostegno della gente di colore tornato a casa, in quartiere ricco e a prevalenza bianco, con cui si era sempre identificato trova attorno una forte ostilità. Il processo civile, intentato dai parenti delle vittime, a differenza di quello pernale si conclude con la colpevolezza di Simpson.

La prima stagione di American Crime Story ha avuto negli Stati Uniti un successo enorme, rotten tomatoes le da un punteggio del 97% di critica e 93% di pubblico, comprensibile solo guardando la serie,  una ricostruzione quasi perfetta  con la capacità di collegare elementi validi sia nel 1995 quanto nel 2015.

Da un lato l’invasività dei media che resero il processo alla stregua degli odierni reality show, contribuendo ad aggravare le tensioni già alte, a minare la forza delle prove dell’accusa favorendo chiaramente le capacità oratorie a tratti quasi attoriali della difesa. Dall’altro il problema razziale, così come negli anni recenti sono state alte le tensioni tra la comunità nera spesso vessata dalla polizia, così nel 1995 si basò il processo proprio su questo contrasto, cavalcando la tensione ancora palpabile dovuta al caso Rodney King, sebbene l’imputato a stento percepisse se stesso come membro della comunità nera.

Al di la di questo la bravura dei creatori è stata nella formazione del cast e nei riferimenti a eventi e persone popolarissime  oggi tra il pubblico.

  • La scelta di un caso giudiziario quasi “irrisolto”: la tematica segue un filone che in questi ultimi anni si è rivelato d’oro. Partendo da The Jinx e passando per Making a Murderer si arriva a People vs Oj Simpson, una serie tv talmente studiata nei particolari da non avere nulla da temere rispetto alla formula documentaristica. Attirando l’attenzione sia del pubblico più adulto che ha vissuto l’evento in tempo reale sia delle nuove generazioni attratte, come per gli altri due casi, dall’idea di poter in qualche modo avere una risposta più lucida.
  • Il cast, un gruppo di attori televisivi e cinematografici come si dice in un vero e proprio stato di grazia, resi fisicamente perfetti da sarti e truccatori. Scorrendo velocemente i filmati originali  risulta quasi impossibile distinguere attori e persone reali.

– Protagonista assoluta è Sarah Paulson, che con questa parte oltre a confermare la sua bravura è riuscita in qualche modo anche a riscattare Marcia Clark. Nel 1995 la Clark è stata costantemente colpita e direi anche massacrata dal punto di vista personale. Le ondate di sessismo e misoginia nei suoi confronti a vederle oggi risultano a dir poco imbarazzanti, venne colpita nel suo aspetto fisico, sul modo di vestire e su fatti privati per nulla inerenti al lavoro che stava svolgendo. La Paulson però non ne fa un’eroina, mette in luce la sua forza e le sue fragilità così come i suoi errori nello svolgimento del processo.

Courteny B. Vance, tipico attore che abbiamo visto ovunque ma non sappiamo mai dove, interpreta Johnnie Cochran, porta sullo schermo un uomo che ha dedicato la vita e la carriera alla causa degli afro americani, il suo scopo era dare una voce a chi in genere veniva solo brutalizzato dalla polizia. Cochran però era chiaramente un vanitoso pieno di se, bravissimo nella manipolazione mediatica, da buon avvocato ha difeso fino alla fine il suo assistito e parallelamente ha portato avanti il suo scopo di far sentire la voce della sua comunità.

Bob Shapiro è stato il creatore del Dream Team, nel corso del processo pur restando un personaggio visibile è stato messo da parte dal resto del gruppo. Quella di Shapiro dovrebbe essere una figura in parte marginale eppure l’interpretazione di un ottimo ed inaspettato John Travolta fa di lui un personaggio laterale ma fondamentale sopratutto nel tentativo di arginare l’irruenza spesso sconsiderata di Cochran.

A parte i tre citati nella serie troviamo altri nomi conosciuti sebbene a volte abbiano  parti marginali: da David Schwimmer a Cuba Gooding Jr. a Selma Blair, fino a  Connie Britton, Rob Morrow e Nathan Lane.

  • David Schwimmer interpreta un avvocato del Dream Team, ma prima di tutto è grande amico di Simpson. Nel corso del processo comincia a dubitare della sua innocenza finchè alla fine di tutto non si allontanerà da lui rompendo un’amicizia trentennale. Il personaggio in questione si chiamava Robert Kardashian, il processo rese il suo nome famoso, oggi quel nome è tra i più conosciuti d’america non grazie al processo ma grazie alla sua ex moglie Kris Jenner e ai loro figli emblema della ricchezza e del trash televisivo. L’astuzia dei creatori della serie è stata dare a quei figli, che nel 1995 erano solo dei bambini, qualche inquadratura significativa, un sorriso ironico strappato al pubblico per stemperare la tensione del resto della storia.

 

 

IMG: Vimeo

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