#PausaCaffè: la lingua italiana

L’articolo scelto questa settimana è di Annamaria Testa e ripreso da internazionale. E’ una rifflessione sull’uso migliore della lingua italiana e sul valore che in fondo non sappiamo darle.

Quello che non troviamo in questo pezzo è l’ennesimo cazziatone su quanto siamo ignoranti della nostra lingua o sul fatto che pippipiri parliamo solo inglese.

Quello che fa notare Testa è che la nostra lingua all’estero è molto apprezzata, più  di quanto pensiamo, ed utilizzata spesso come strumento di marketing proprio per la sua sonorità e per l’apprezzamento che riceve. Allo stesso modo, suggerisce, dovrebbe essere più utilizzata anche da noi come strumento di “soft power”, valida terza alternativa a bastone o carota. Convincere gli altri col potere di persuasione della propria lingua.

A me non sembra male, se togliamo il fatto che oggi diplomazia, persuasione, discussione, vengono evidentemente percepiti come un modo per ingannarci, convincerci a fare o approvare cose che non vogliamo. Il punto è che sogno un giorno in cui ci saremo tutti calmati, avremo messo da parte quest’ondata di inutile “incazzo” perenne e convoglieremo le nostre energie nel capire cosa è meglio o peggio, lasciandoci persuadere o meno in modo assennato.

Senza dimenticare che in generale la conoscenza delle parole, e delle lingue è sempre un piacere che rende autonomi.

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