Louisa (o di come imparai ad amare la lettura): Piccole donne e Piccole donne crescono

Riprendo, dopo un periodo di pigrizia la rassegna dei libri che mi hanno insegnato l’ amore per la lettura che, per parecchio tempo, non mi era appartenuto.

Louisa, è una specie di rubrica, un omaggio ad una quasi nonna, che riuscì a riparare ai danni di quegli insegnanti (alcuni) che fino a quel momento mi avevano fatto odiare i libri.

Più o meno verso gli 11 anni, per disintossicarmi dalla rilettura in loop di un libretto di cui  non ricordo il titolo,  trovai un volumetto con la rilegatura simile a quello appena finito.

Tanto per dire che mica guardo i libri dalla copertina io.

Scritto a metà del 1800 da Louisa May Alcott, Piccole donne è un classico della lettura per ragazzi, o forse era. Chissà se si legge  ancora. Comunque la storia immagino la sappiamo tutti.

La famiglia March, dopo la partenza del padre, cappellano dell’esercito, è composta dalla mamma, pacata, forte e saggia e 4 figlie. Nell’ordine troviamo Meg, la maggiore, in quanto tale è la più tranquilla e matura delle sorelle, spesso con loro fa le veci della madre in modo da esserle di supporto, ma anche per prepararsi a diventare a sua volta una buona moglie e buona madre. Si innamora di John, il precettore di Laurie e si sposeranno. Jo è la seconda, come ben sappiamo è la vera protagonista del libro. Mascolina e simpatica, il suo personaggio ha la gioia dell’età infantile e lo spirito di sacrificio di quella adulta. Il sogno di Jo è diventare scrittrice, inizia scrivendo piccole storie per le sorelle. Per qualche tempo viene richiesta come dama di compagnia da un’anziana zia. Nella grande casa avrà modo di leggere svariati libri mentre la zia March ambisce a farla diventare più aggraziata. Il suo miglior amico è il vicino di casa Laurie. Poi troviamo le sorelle piccole, Beth, tanto brava a suonare il pianoforte quanto intimidita dagli estranei e quindi incapace di far godere agli altri la sua arte. Beth guarda con adorazione a Jo che a sua volta la ama moltissimo come una figlia. La più piccola delle sorelle March è Amy, vanitosa e un po’ sciocchina, la preferita di Meg, aspira a diventare pittrice. Laurie è il giovane vicino di casa delle 4 sorelle, vive col nonno che lo spinge a frequentare le ragazze per renderlo meno pigro. Laurie diventa grande amico delle March, ma è sopratutto legato a Jo che spesso lo sgrida e lo sprona a migliorarsi.

Piccole donne è il racconto di un serie di piccole grandi avventure di tutti i giorni, vissute da queste ragazze a cui manca l’appoggio e la figura paterna, ma che comunque riescono a superare i problemi che la vita impone.

Terminato il libro, che avevo iniziato con qualche perplessità, non potevo che dirmi assolutamente soddisfatta e contenta, una bella storia di coraggio, a tratti rivincita e amicizia. Poi un giorno,  per caso, mi regalarono un volume con una copertina rigida blu, il titolo Le Piccole donne crescono. Un’epifania.

Arrivata a casa mi buttai a capofitto della lettura, dovevo scoprire come proseguiva la storia. Di seguito in modo piuttosto schematico i fatti principali e relative reazioni:

Meg si sposa con John e hanno due gemelli: bene tutto sta volgendo al meglio, di Meg non mi è mai fregato molto ma va bene.
Jo presenta uno dei suoi racconti ad un giornale e viene pubblicata, inizia il suo lavoro di scrittrice: boato di gioia, la mia preferita che fa quello che aveva sempre desiderato, intanto se non sbaglio c’è anche ciccia sul fronte Laurie.
Beth è cresciuta, ha 19 anni ora, sempre molto timida, non si capisce bene se sia ancora risentendo della malattia che aveva avuto in passato. Lei come me spera tanto che Laurie e Jo convolino. Poi Beth Muore. Io sul divano piango tutte le mie lacrime, mi era simpatia Beth, ma poi guardo avanti pensando che il peggio è passato.
Laurie più maturo di un tempo, fa visita a casa March e si dichiara a Jo che rifiuta: rimango di sale, ma la prendo bene, speranzosa conto sul fatto che superato il lutto Jo rinsavisca, perchè ovviamente lei e Laurie sono fatti per stare insieme.
Jo parte ed  Amy la sostituisce come dama di compagnia dell’anziana zia che se la porta in viaggio in Europa: la prendo un po’ come una beffa del destino. Ci doveva andare Jo in Europa, dico io.
Jo a New York per seguire il sogno di diventare scrittrice incontra il tedesco Fritz Baher e si innamora di lui. Intanto  in Europa Amy, capisce di non avere così grandi doti come pittrice, incontra per caso Laurie e si innamorano.

Nel caso aveste dubbi, ai tempi non la presi benissimo, ero pronta a scrivere una lettera di protesta alla Alcott, ma l’astuta aveva pensato bene di passare a miglior vita un secolo prima.

La mia pacata reazione al finale si poteva riassumere così: certo, Jo che tanto è abituata a farsi il culo si becca il vecchio tedesco noioso, e quella segalitica di Amy si prende Laurie col villone e i viaggi in Europa. Ammetto che col senno di poi forse dovrei e vorrei rileggere i due libri alla luce dell’età attuale.

 

Piccole donne fa parte di una quadrilogia che comprende oltre al libro principale, Piccole donne crescono, Piccoli Uomini e I ragazzi di Jo. Non sto nemmeno a dire che dopo il finale del secondo libro ho gettato la spugna indignata per l’affronto subito.

Al di la delle mie personali paturnie, i due libri della Alcott restano uno dei miei ricordi di lettura preferiti.

Louisa May Alcott racconta con umorismo una storia che per certi aspetti riprende le realtà, la sua vita, dalla gioventù vissuta in povertà al rapporto con le sorelle. Inoltre è stata abolizionista e femminista, non a caso per se stessa riserva come alter ego proprio il personaggio di Jo, che tra le sorelle March è  la più indipendente e forte della famiglia. Sebbene Jo, grazie alla sua personalità, sia quasi il personaggio principale della storia, non viene meno il senso del racconto basato su la sorellanza, che rimane solida anche di fronte alle evidenti differenze caratteriali, e la forza che nasce dall’unione contro un problema  comune, dalla povertà alla morte. Nonostante questo c’è spazio per l’amicizia, la crescita e  l’amore che, contrariamente ad altre autrici si pensi alla Austen o alle Bronte, la Alcott identifica come l’abbandono dell’idea romantica a favore di un rapporto più maturo.

Ciò non toglie che Jo doveva sposare Laurie, per me!

 

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