Oscar_2017: Hell or high water

Quest’anno sono talmente in ritardo con i post pre-oscar che avevo addirittura pensato di saltarli, ma poi ho deciso di tentare una lotta contro il tempo.

Parto subito con l’ultimo film che ho guardato e lo trovate già disponibile su Netflix.

Hell or high water, (il titolo si rifà a un modo di dire “come hell or high water” e significa “ad ogni costo” o “qualunque cosa accada”) ha ricevuto svariate candidature, per quanto riguarda gli Oscar 2017 è in gara per:

  • Miglior film
  • Miglior attore non protagonista (Jeff Bridges)
  • Miglior Sceneggiatura non originale
  • Miglior Montaggio

Alla regia troviamo l’inglese David Mackanzie, scritto da Taylor Sheridan (già sceneggiatore di Sicario) prodotto, tra gli altri, da Peter Berg, che un po’ di cose le ha già fatte in genere delle discrete tamarrate.

Gli attori protagonisti sono Chris Pine e Ben Foster, e come coprotagonisti abbiamo Jeff Bridges e Gil Birmigham (sì, il padre di Jacquelin in Unbreakable Kimmy Schmidt).

Trama:

Siamo in Texas, Toby e Tanner sono fratelli, il primo ha da poco divorziato e non riesce a mantenere i figli, mentre il secondo è uscito di prigione ma non sembra intenzionato a scegliere una vita più tranquilla. La madre di Toby e Tanner, morta poche settimane prima, possedeva una fattoria che è riuscita a conservare grazie solo ad un prestito della banca. Il tempo per restituire i soldi sta per scadere ma Toby, con l’aiuto del fratello esperto in furti, decide di rapinare gli sportelli di tutte le sedi della banca fino ad arrivare alla cifra che gli serve per estinguere in debito. I soldi rubati vengono cambiati nei casinò e poi restituiti alla banca puliti. Dopo le prime rapine il caso viene affidato a Marcus Hamilton, prossimo alla pensione, e Alberto Parker, suo compagno di squadra di origini Indiane.

Il film pare abbia suscitato giudizi contrastanti, nei siti di cinema Americani ha punteggi piuttosto alti in Italia molto meno.

Mettiamola così, ammetto che se non fosse stato candidato e non avessi deciso di scrivere degli oscar probabilmente non lo avrei messo in cima alla mia lista, ma per gusto personale, perchè tra le mie priorità non ci sono le polverose strade texane. Questo però è un mio gusto, se vogliamo un mio pregiudizio, perchè poi il film scorre tranquillo dall’inizio alla fine pur con la sua storia concentrata in quattro personaggi, pur con tutta quella polvere e quel sole e quel sudore.

Hell or High Water è un poliziesco un filo western, se vogliamo è il selvaggio West ambientato ai giorni nostri, la tematica affrontata è quella del sistema bancario che negli anni ha lucrato su i prestiti affossando la classe medio bassa. Lo stesso sistema che ha creato quell’america incazzata e povera di cui spesso sentiamo parlare.

Intorno c’è la critica non troppo velata, stereotipata anzi a tratti quasi ridicolizzata dell’america profonda (l’america sempre incazzata appunto): l’uso delle armi, non tanto da parte dei fuorilegge quanto per mano dei semplici cittadini che iniziano sparatorie ed inseguimenti al grido del mi difendo da solo, do una mano alla legge tanto io sono nel giusto quindi io valgo quanto la legge. Convinzione quest’ultima avallata dai due agenti, da un lato uno di origini indiane pacato in modo esasperante che accetta bonario le battute razziste del collega, quasi convinto di meritarsele. Dall’altro un vecchio poliziotto cow boy che sorride di fronte ai concittadini dal fucile spianato e li redarguisce solo per ricordare loro che purtroppo la legge pone dei limiti al farsi giustizia tra civili.

In tutto questo il film scorre con una certà levità, visto che le sofferenze, la miseria e le perdite vengono ignorate, con sguardi texani, sottili, maschi, sudati e polverosi.

 

IMG: Wikipedia

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