Oscar_2017: Arrival

Il secondo film candidato di cui ho deciso di parlare è Arrival, verso il quale ho un debito di sonno. Arrival è un film potente, ma segue anche nei tempi la logica della trama, in altre parole pur non essendolo affatto sembra lento, e  la scelta di guardalo in una di quelle sere in cui non ero proprio in forma non gli ha reso giustizia, ma me ne prendo tutta la responsabilità.

La regia di Arrival è di Denis Villeneuve regista canadese che si è fatto apprezzare lo scorso anno con Sicario e che per il 2017 ha accettato la sfida con Blade Runner 2049. I protagonisti sono:  Amy Adams,  nel ruolo di Louise Banks, Jeremy Renner nella parte di Ian Donnely, il colonnello Weber è interpretato da Forest Withaker.

Agli Oscar 2017 Arrival si presenta con 8 candidature:

  • Miglior Film
  • Miglior Regia (Denis Villeneuve)
  • Miglior Sceneggiatura non originale
  • Miglior Fotografia
  • Miglior Scenografia
  • Miglior Montaggio
  • Miglior Sonoro
  • Miglior Montaggio Sonoro

Trama:

Improvvisamente 12 astronavi aliene iniziano a sorvolare altrettanti Paesi in tutto il mondo. I vari eserciti, dopo aver isolato i  perimetri interessati, si tengono in contatto l’uno con l’altro per agire di comune accordo, tentare di fare passi avanti nella comunicazione con i nuovi arrivati e tentare di capirne gli intenti.

Negli Stati Uniti il colonnello Weber chiede il supporto del fisico teorico Ian Donnelly e della linguista  Louise Banks. I due vengono portati all’interno della navicella che sorvola il Montana per cercare contatto ed interpretare la lingua aliena, nel  “guscio”  Louise e Ian trovano due esseri tentacolari che definiscono eptapodi, cui danno i nomignoli di Tom e Jerry ( nella versione originale Abbott and Costello) e  con cui tentano di colloquiare prima verbalmente poi provando a tradurre i simboli scritti che i due creano con l’uso dei tentacoli. Lo stretto contatto con gli alieni intanto provoca alcuni cambiamenti in Louise che inizia a vedere cose che la lasciano turbata e che non capisce, ma che cerca di affrontare.

Presto l’interazione tra Louise, Ian e gli eptapodi si fa più semplice, ma la prima frase comprensibile è “offrire armi”, tutti gli eserciti e le popolazioni civili, già da parecchio tempo fomentati da una pressione mediatica discutibile, interpretano liberamente la frase come una minaccia, sebbene la Dott.ssa Banks tenti di spiegare che la traduzione non possa essere fatta dando un significato netto alle parole.

Così, mentre i vari capi militari chiudono i collegamenti tra di loro pronti a dichiarare guerra all’invasore, in Montana un gruppetto di soldati più spaventati da cio’ che  raccontano i media  che da quello che vedono dal vivo tentano di distruggere l’intera nave a costo di  sacrificare la vita dei due scienziati. L’esplosione causa la morte di uno degli eptapodi, mentre nel frattemppo Louise scopre che ciò che inizialmente era stato tradotto come “arma” in realtà significa “dono”. Ossia la capacità di vedere il tempo come un sistema circolare, da qui le visioni della stessa Louise che riesce a vedere il proprio futuro. Dono con cui riuscirà a salvare il mondo e a prendere decisioni sulla sua stessa vita.

 

 

Arrival è un film che, al di la della base fantascientifica, affronta tantissimi argomenti di evidente attualità. La prima cosa da dire, a chi non lo avesse ancora visto, è che non si tratta del consueto film con gli alieni, che si risolve con lo scontro a fuoco per stabilire chi ce l’ha più lungo. A fare tutto il film è il dono portato dagli eptapodi ossia una concezione del tempo circolare in cui è possibile vivere il presente avendo in qualche modo conoscienza del futuro. A partire dal regalo, che è un ringraziamento per ciò che dovrà avvenire e che per altro non vedremo ne sapremo mai, tutto viene affrontato dal punto di vista sociale.

Louise, la protagonista, è una linguista, e come tale si fa interprete del modo di comunicare degli ospiti, la prospettiva del film infatti è proprio il tentativo di conoscere l’estraneo con la comunicazione, attraverso un’interpretazione della sua lingua. Sfido chiunque a cui il film sia piaciuto a non aver avuto il desiderio alla fine di sapere qualcosa in più circa la linguistica. Louise, pur col dovuto timore iniziale, affronta gli alieni cercando di interpretarli, non è invasiva, si approccia lentamente, consapevole che tra lei e l’altro ci sono delle differenze e cerca il legame con qualcosa di comune. Vicino a lei l’esercito, che la spalleggia, ne chiede l’aiuto ma in quanto responsabile della sicurezza e mediatore  politico le deve dettare delle tempistiche. Di contorno la popolazione civile, siano masse o singoli individui, che, giustamente intimoriti da qualcosa che non conoscono, vengono fomentati da notizie e notiziari in cerca di scalpore che portano alcuni gruppi nei vari luoghi del mondo a reagire in modo isterico ed esagerato rispetto ai fatti reali.

Come dicevo, affronta tematiche di evidente attualità.

Arrival, a mio giudizio, è un bel film perchè al suo interno le tematiche affrontate sono molteplici, più di quelle che ho elencato, ad esempio in mezzo a tutto c’è la storia di Louise e la sua scelta. Gli alieni non sono nemici, ma sono stati rappresentati con un aspetto poco rassicurante, che lascia lo spettatore sempre in tensione. Poi c’è da dire che la sua bellezza sta anche nelle domande che ci facciamo alla fine, tra dubbi e paradossi, ma di quello ne hanno parlato su Il Post.

 

 

IMG: Vimeo

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