Master of none: seconda stagione

Tra le serie originali Netflix un paio sono finite di diritto in cima alla mia personale classifica.

La prima è Love, di Paul Rust e Lesley Arfin, di cui ho finito la seconda stagione qualche settimana fa, la seconda è senza dubbio Master of None, di Aziz Ansari e Alan Yang.

Il significato del titolo non è propriamente positivo, che lo spiegano a il Post in questo articolo, fa riferimento grossomodo ad una persona mediocre.

La mediocrità, per quanto ultimamente vada molto di moda, non si può dire sia una cosa positiva, per quanto siamo in molti a rientrarci. Aziz Ansari ha creato un personaggio che riesce a risultare simpatico senza avere nessun picco positivo o negativo.

Prima di soffermarci sulle nuove 10 puntate facciamo il punto sull stagione 1:

Dev va a letto con Rachel, incontrata quella sera stessa, poi si salutano e lui va avanti con la sua vita: il lavoro come attore di spot, gli amici e la famiglia. Dev e Rachel si incontrano mesi dopo, si piacciono ma prendono tempo, poi si mettono insieme, convivono per un periodo, poi subentra la quotidianità, la noia e l’inssodisfazione lavorativa. Quando Rachel decide di dare una svolta alla sua carriera e andare in Giappone Dev, amante del cibo ma sopratutto della pasta, si trasferisce in Italia per diventare un vero pastaio.

 

Seconda stagione: (No  spoiler)

Dev è a Modena, dove ha imparato a fare la pasta a mano da Francesca e da sua nonna, che in città  gestiscono un pastificio. Nel frattempo si è fatto alcuni amici:  Francesca e il fidanzato Pino e alcuni ragazzi italiani, ma è ancora single e proprio il giorno del suo compleanno si fa viva Rachel con una e-mail. Quello stesso giorno Dev incontra casualmente una ragazza di origini inglesi in visita a Modena e passa una bella giornata in sua compagnia. Quando Arnold arriva in Italia i due si lanciano in un tour di degustazione e assaggiano quanti più piatti italiani possibili, intanto Dev decide di dare un taglio a Rachel e trovare una nuova ragazza. Al suo ritorno negli Stati Uniti prova con le app  d’appuntamenti suggerite da Arnold che ne è entusiasta. Intanto Dev viene ingaggiato per presentare uno show di cucina, a lungo andare il lavoro non lo entusiasma, ma lui è ben visto dalla produzione che vorrebbe fargli un contratto a lungo termine, dopo molta indecisione Dev fa una proposta alternativa che lo porterebbe insieme al suo capo a creare ua trasmissione di cucina itinerante, presto però si verificano alcuni problemi che mettono Dev di fronte ad una scelta etica. Purtroppo oltre al lavoro c’è anche la vita sentimentale che non va benissimo.

 

La prima cosa da ricordare di Master of none è che la storia personale di Dev che siamo portati a seguire come il filo portante della serie, in realtà a ben vedere è semplicemente un filo coonduttore centrale da cui parte molto altro. Aziz Ansari, cosi come fa nei suoi spettacoli, così come sembra abbia fatto nel suo libro, prova a descrivere con piccoli siparietti spesso disgiunti tra loro alcuni elementi della società contemporanea americana. Le due puntate della prima serie che preferisco sono ad esempio quella in cui descrive il rapporto tra genitori e figli sopratutto nell’ambito delle famiglie immigrate, e la puntata sugli anziani.

Ma ora parliamo della nuova stagione:

  • L’ITALIA che mi è piaciuta: dicevamo che Dev si trasferisce in Italia per imparare a fare la pasta, le prime due puntate sono ambientate a Modena. Il mio timore era che si cadesse nel triste stereotipo, in realtà troviamo principalmente un’Italia in parte reale in parte immaginaria, come gli americani, a quanto pare, si immaginano che sia. In genere per uno statunitense l’italia è turismo, arte, paesaggi, vino, cibo, gestualità, rapporti umani e stile di vita rilassato e felice. Aziz inserisce tutte queste caratteristiche e ci aggiunge il cinema, e la musica. La prima puntata è girata completamente in bianco e nero, si intitola “il ladro” ed è un evidente riferimento a ladri di biciclette. La seconda puntata, usa come scusa un matrimonio, ed è invece la puntata dei paesaggi e del cibo, in cui troviamo lil bud Dev e big bud Arnold in giro in motorino assaggiando ogni possibile cibo italiano, compresa una visita insperata nel ristorante di Massimo Bottura, Osteria Francescana. Sul finale di stagione c’è poi un nuovo omaggio al nostro paese con Dev che ascolta Mina e guarda un film con Monica Vitti.  Tutto questo, per me è cosa buona.
  • L’ITALIA che ho detestato: in particolare ho odiato due momenti, il primo quando Francesca inizia a spiegare a Dev il significato dei gesti. Non che io non concordi con tutti quelli che parlano della gestualità degli italiani, ma giuro che negli ultimi 10 anni non ho mai visto nessuno fare il gesto delle corna, simulare la forchetta che arrotola gli spaghetti e fare il gesto col dito sulla guancia per dire che una cosa è buona.  L’ultima volta l’ho fatto a mio nipote  aveva circa due anni e ricordo che mi ha guardata come fossi scema. Come dargli torto. Secondo momento: “mangi da solo? ma è triste” ora questa è una cosa contro cui lotto da anni. Voi la fuori che pensate una cosa simile SIETE PAZZI! Io adoro mangiare da sola e molte persone che conosco anche. Poi è vero conosco anche gente a cui fa tristezza. Per me è follia, ma va bene. Basta che si chiarisca che non è una regola universale!

Prima di chiudere alcune cose che mi sono piaciute o meno in generale sulla serie:

  1. Francesca è interpretata da Alessandra Mastronardi, che fino a qui non conoscevo nemmeno, ma a cui va una lode per saper parlare e recitare  decentemente in inglese. Piccolo problema, il suo personaggio, Francesca appunto, è una gattamorta insopportabile.
  2. Puntata 3 “Religione” (spoiler):
    Dev non è religioso, ma deve passare il periodo del ramadan con i genitori e gli zii, entrambi praticanti, fingendo sopratutto con i secondi di essere un buon musulmano. Quando Dev decide di rivelare di non essere praticante, proprio durante una cena, la madre rimane delusa. Solo con l’intervento del padre capirà che tutto ciò che vogliono i suoi genitori è che lui provi ad interessarsi alle loro tradizioni, senza ignorarle pur non conoscendole, senza che ciò voglia dire che lui vivendo la sua vita non possa fare ciò che vuole.

    La mia puntata preferita, perchè parla di famiglia e dei compromessi che si devono raggiungere. Mi piace perchè è un concetto controtendenza con quello che si crede oggi, ossia che anche su cose molto stupide si debba preferire la sincerità a qualunque costo, piuttosto che un buon compromesso. Dev capisce questo concetto quando, leggendo per la prima volta il Corano, trova una frase che rispecchia la sua idea di religione piuttosto che ciò che gli vorrebbero imporre.

  3. Puntata 8 “Ringraziamento” (Spoiler)
    Dagli anni ’90 al 2017 rivediamo il giorno del ringraziamento festeggiato a casa di Denise, l’amica gay di Dev, come scopre di essere “libanese”, quando lo dice a Dev, poi alla propria madre e come inizia a vivere le sue storie in famiglia.

    Di questa puntata, che si sviluppa sulla consapevolezza, accettazione e reazione famigliare alla sessualità di Denise, mi è piaciuto molto tutto ciò che sta in secondo piano, ossia l’evolversi dell’amicizia tra Dev e Denise. Dev da ragazzino inizia a fermarsi con la famiglia dell’amica il giorno del ringraziamento perchè la sua famiglia non lo festeggia, per lui è un invito ad un buon pranzo. L’invito si ripete ogni anno, indipendentemente dal significato che può avere la festa, la presenza di Dev diventa una tradizione e, anno dopo anno, la sua presenza diventa una cosa famigliare sia per lui che per chi lo ospita, tanto che l’ultimo anno Dev con la madre e la zia di Denise si ritrovano a spettegolare in cucina circa le fidanzate scelte dalla ragazza.

 

Cosa dire, Master of none è bellissimo.

E ora, come direbbe Arnold: “Digiorno!!!”

 

 

 

IMG: Master of none

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