Un film al mese

Per il mese di Giugno ho scelto Gli spostati (The misfits).

Qualche settimana fa ho visitato la mostra fotografica Kolors, in cui sono esposte opere a colori di Elliott Erwitt, in genere foto rubate di vite quotidiane che esprimano un qualche tipo di ironia. Erwitt ha lavorato in svariati contesti dalle foto pubblicitarie a quelle di architetture passando per i reportage ed il cinema.

Magari il nome non dice nulla, ma sono sue le foto più conosciute di due giovani Che Guevara e Fidel Castro, o più recentemente la foto dell’insediamento di Obama in cui a colpire non è tanto la coppia presidenziale quanto il pubblico, una massa ordinata di persone che alza all’unisono lo smartphone per fotografare l’istante il Presidente.

 

A metà mostra si incontrano alcuni scatti fatti sul set de gli spostati, uno di questi, che è anche il manifesto della mostra, rappresenta i protagonisti del film sistemati in una posa quasi simmetrica, con l’utilizzo di alcuni oggetti di scena Erwitt riesce ad inserire ognuno di loro in una posizione tale da dare a tutti una specie di centralità, ognuno ha il suo posto tutti sono protagonisti. A colpirmi oltre la bellezza della posa e le luci anche la descrizione del momento. L’immagine grazie ad Erwitt accontenta tutti, su un set fatto di tensioni, risentimenti e attori di grosso calibro seguiti dal loro ego come un’ombra, nessuno di loro disposto, a quanto pare, a cedere un solo brandello della propria fama.

 

Dopo aver visto il film, m’è sembrato poi piuttosto evidente che in quella foto tutti stanno ancora interpretanddo il loro personaggio.

 

The Mistfits è un film del 1961 scritto da Arthur Miller diretto da John Huston e interpretato da Marilyn Monroe, Clark Gable, Eli Wallach,  Montgomery Clift e Thelma Ritter.

Trama:
Roslyn si trasferisce in Nevada per poter divorziare dal marito, pernotta presso Isabelle Steers che, a sua volta anni prima aveva divorziato dal marito. Per un puro caso Roslyn incontra Guido, un meccanico ex pilota durante la guerra che si invaghisce di lei la invita fuori e le presenta il suo amico Gay Langland, un maturo cow boy. Poiché Rose è indecisa sul suo futuro Guido le offre di vivere in una sua casa sulle montagne e durante la visita Roslyn e Gay si innamorano.
Durante una giornata al rodeo incontrano Perce Howland, anche lui rimane affascinato da Rose, suscitando la gelosia di Gay ma anche di Guido. I tre uomini e la ragazza salgono in montagna dove i cow boy intendono catturare dei mustang, ma Roslyn rimane inorridita dalla violenza che c’e dietro la cattura e li implora di rinunciare. Perce a sorpresa libera gli animali mentre Gay cattura nuovamente lo stallone e lotta con lui fino a domarlo, poi lo lascia libero dimostrando a Rose il suo amore per lei per altro corrisposto.
I giudizi su questo film sono piuttosto positivi, IMDB gli da un 7,4, mentre rotten tomatoes d un 78% di pubblico e un 100% di critica, è meno generoso invece Mereghetti che, nell’edizione del 2011 del suo dizionario, dava 2.5 su 5.
Gli spostati parla del cambiamento. Il cambiamento lo possiamo leggere in due modi, l’arrivo del nuovo oppure la fine del vecchio. Questo film si sofferma su quest’ultima visione.
Cambiamento ne gli spostati è fine di qualcosa, la fine è sinonimo di morte. Del resto per tutta la pellicola sentiamo citare la morte numerose volte.

“Tesoro, nulla può sopravvivere se non muore qualcosa”

Cambiare qui non è voltare pagina, è perdere qualcosa e doverci fare i conti: Roslyn divorzia perché il suo matrimonio è diventato privo d’amore. Isabelle ha divorziato perche non sarebbe stata in grado di essere una buona moglie, Guido è rimasto vedovo per una pura casualità, Gay col divorzio ha perso anche i figli che vede di rado e Perce gira il paese rischiando la vita ai rodeo perché dopo la morte del padre non ha accettato  il nuovo matrimonio della madre.
Le perdite di queste persone si riflettono poi anche a livello macroscopico, perchè gli spostati porta in se anche il peso dell’America che cambia, i cowboy ormai sono un numero limitato di sfaccenati che non vogliono lavorare per altri, ma il loro mondo è ormai dismesso tanto che i cavalli che prima catturavano per i rodeo o per essere cavalcati dai ragazzini ora sono quasi spariti e vengono utilizzati per diventare cibo per cani.
In tutto questo Roslyn soffre però spera ancora in qualcosa, ha ancora dolcezza da dare, gli altri quattro affrontano il proprio dolore in modo più adulto, cinico, distaccato e bugiardo, ma ognuno di loro si affeziona a Rose perchè in lei vedono una speranza, qualcosa di dolce a volte infantile e fresco. Ognuno di loro in qualche modo vorrebbe un pezzo di Roslyn, quella parte i lei che li fa sentire bene, così come gli estranei che non la conoscono la vorrebbero fisicamente. Nessuno di loro riesce a vedere il velo di sofferenza che ogni tanto appare negli occhi di lei.

“Do la caccia ai cavalli per restare libero e sono un uomo libero, per questo ti sono piaciuto no?”

“Mi sei piaciuto perchè eri gentile”

Arthur Miller scrisse questo film per Marilyn, a quei tempi erano sposati, scrittura e lavorazione durarono 4 anni, ma ancora prima che la pellicola venisse girata il loro matrimonio stava già fallendo. Si dice che Miller abbia portato sullo schermo la vera vita della moglie cercando di mostrarla per quello che era e che la tensione tra loro nascesse proprio da questo. E’ pur vero che come ricorda lo scrittore in quegli anni Monroe aveva ripreso a far uso di droghe e sonniferi, che furono spesso la causa dei ritardi nelle riprese che portarono alle tensioni sul set.
Gli spostati non è un brutto film e spesso riesce a smorzare i toni con alcune battute fulminanti (la parte del “morire per una gomma bucata” a me ha fatto piuttosto ridere), sebbene io ritenga avrebbe reso molto meglio a teatro piuttosto che al cinema.  Purtroppo viene ricordato come un film in qualche modo profetico, o comunque lo si lega in modo definitivo agli avvenimenti successivi. Il film arriva in sala nel 1961, poco prima nel novembre del 1960 Gable muore colpito da infarto. Nel 1962 Marilyn Monroe viene trovata morta nella sua casa.

Arthur mi disse “Marilyn ha passato tutta la sua esistenza sull’orlo della tomba. Ma è comprensibile. Sono sicuro che non è una cosa insolita, per chi abbia avuto un’infanzia tremenda come la sua” […] Poi aggiunse in tono di rimpianto: ” e’ un’ingenuità, ma come molti altri prima di me, fui costretto a rendermi conto che questo mondo – il mondo del cinema – rende quasi impossibili le relazioni umane, specie se sei una donna. Sfregia l’anima” Appena disse queste parole, mi rammentai di una cosa che m’aveva raccontato Orson Welles. S’era trovato a un party di Hollywood, e c’era anche Marilyn. Sarà stato il ’46 o il ’47, e lei era solo una starlet da nulla. Orson aveva visto un uomo abbassarle le spalline del vestito, e accarezzarle il seno davanti a tutti. Lei rideva. Welles mi diceva che praticamanete tutta Los Angeles era stata a letto con lei.”*

*da: Chi c’è in quel film? di Peter Boganovich

 

 

 

 

IMG: Wikipedia

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