Vita di una scrittrice

E’ il 1950, a Nimrud in Iraq, antica capitale militare assira, si stanno portando avanti degli scavi archeologici. Per accogliere il gruppo sono state montate delle tende per la notte e per tutte le altre attività sono stati  costruiti dei locali in mattoni. Qui dentro, in una delle stanze una donna inizia a battere a macchina. Fuori dalla porta un biglietto dice “Beita Agatha – Casa di Agatha”.

 

Qui, dopo questo inizio un po’ pomposo, è dove vi parlo di Agatha Christie o meglio della sua autobiografia. Chi ha letto altrove parti del blog sa che la giallista inglese è uno dei motivi per cui ho imparato ad amare la lettura. Nonostante poi negli anni l’avessi abbandonata alla ricerca di frontiere più truci prima e fricchettone poi, oggi non ho saputo resistere all’acquisto de La mia vita l’autobiografia che Christie scrisse nell’arco di 15 anni. Per sua stessa ammissione nell’epilogo del libro, una lavorazione diluita in così tanto tempo ha dato forma a qualche ripetizione e ad alcuni salti temporali, che a mio parere sono visibili ma poco incisivi al piacere della lettura.

“Quando cominciai a scrivere dei romanzi polizieschi non mi ponevo il problema di criticarli o di pensare seriamente al crimine. Per me un romanzo poliziesco era la storia di una caccia, e questa storia aveva una morale, che si esprimeva nella sconfitta del Male e nel trionfo del Bene. A quel tempo, eravamo durante la prima guerra mondiale, chi commetteva un delitto non era un eroe; il criminale era malvagio, l’eroe era buono, tutto qui. Non si era ancora cominciato a sguazzare nella psicologia.”

 

TRAMA:

Cresciuta ad Ashfield, grande casa nella campagna inglese, Agatha Miller vive con il padre di origini americane e la madre inglese, i fratelli maggiori sono già lontani da casa per lo studio. Lei a differenza degli altri due riceverà invece un’educazione casalinga impartita dalla madre, da qualche insegnante di lingua e dalle domestiche. Agatha quindi  vive in totale libertà e fin da piccolina inventa storie con personaggi immaginari. Alla morte del padre, la cui salute risente di inaspettati problemi finanziari, Agatha e la madre vivono gestendo come possibile le poche rendite rimaste e grazie agli aiuti delle nonne. Agatha viene mandata  in diversi collegi per approfondire quanto imparato a casa, comunque, per sua stessa ammissione, nulla fino a quel momento faceva presagire che sarebbe diventata una scrittrice, la possibilità non era mai stata presa in considerazione. Con lo scoppio della prima guerra mondiale la troviamo al lavoro come infermiera, è in questo periodo che le viene la prima idea per un libro giallo, ispirandosi ai libri preferiti da lei e dalla sorella maggiore.

Dopo alcuni flirt, conosce un pilota, Archie Christie, i due si sposano mentre lei porta a termine il suo primo libro “Poirot a Styles Court“. A guerra terminata Archie decide di lasciare l’eronautica in cui sono scarse le possibilità di carriera e trova lavoro in una società, intanto Agatha continua a scrivere, più per diletto che per lavoro visto  che non si considera una vera scrittrice, dopo poco partorirà una bambina Rosalind. I coniugi Christie nello stesso periodo hanno l’opportunità di girare il mondo per via di un nuovo lavoro di Archie, affidano la figlia alle cure della nonna materna e della zia e partono.

Dopo mesi passati ad imparare il surf e a scoprire posti nuovi, i  Christie arrivano al termine del loro viaggio privi di risorse economiche, tornati in Inghilterra trovano una casa e una bambinaia, Agatha continua a dedicarsi alla scrittura e Archie trova un buon lavoro. Ad Ashfield intanto le condizioni di salute della madre di Agatha  si complicano. Archie in questa come in altre occasioni chiede alla moglie di non coinvolgerlo nei problemi comuni, poichè mal sopporta e non riesce a gestire gli inconvenienti. Per questo motivo alla morte della madre la scrittrice si trasferirà da sola con Rosalind nella casa paterna per fare ordine tra gli oggetti di famiglia. La recente perdita e il duro lavoro fisico e mentale nella sistemazione della casa causano alla scrittrice un esaurimento nervoso. Attende con ansia l’arrivo della sorella e del marito, quest’ultimo però dopo un primo momento di stranezza confessa ad Agatha di avere un’amante e di volere il divorzio. La notizia è inaspettata, Agatha insieme a Rosalind parte in un viaggio alle Canarie, sperando che il tempo e la lontananza riportinno il marito sulla via di casa, del resto lei si dichiara contraria al divorzio.

“Nel ripercorrere con la memoria il viaggio che è stato la nostra vita, abbiamo il diritto di ignorare i ricordi che non ci piacciono, o questa non è, piuttosto, una forma di vigliaccheria? e tuttavia io penso che sia sufficiente dar loro una breve occhiata.”

Al ritorno in inghilterra dovrà farsi una ragione dell’accaduto, divorzia ma per mortivi commerciali mantiene il nome del marito.

Rosalind intanto, molto più inquadrata e meno fantasiosa della madre, inizia gli studi in collegio, Christie è quindi libera di intraprendere un nuovo viaggio, affida il controllo della figlia alla sorella e realizza il suo sogno di andare da Parigi a Istanbul attraverso l’est europa a bordo dell’Orient Express. Ultima tappa del viaggio Bagdad, dove è ospite di conoscenti. Qui visita la città accompagnata da un giovane archeologo, Max Mallowan, che le fa da guida. Quando Christie viene richiamata in inghilterra dalla sorella, in seguito a problemi di salute di Rosalind, Max intraprende il viaggio di ritorno con lei diretto in Francia. Qualche tempo dopo la guarigione di Rosalind, Mallowan va in inghilterra e chiede la mano della scrittrice. Trai due corrono 14 anni di differenza, Christie è dubbiosa, Max deciso e Rosalind approva l’unione.

Dopo le nozze, avvenute quasi in segreto, con pochi intimi e lontano dai clamori, Christie nonostante non lo ricordi spesso ormai era una scrittrice famosa, con entrate talmente consistenti da poter comprare case al puro scopo di investimento, inizia la seconda parte della vita di Agatha, che col marito svolgerà un’esistenza nomade alla ricerca di nuovi tesori archeologici. A fermarli, per un lungo periodo, sarà lo scoppio della seconda guerra mondiale.

“Il mio ultimo ricordo di quell’anno riguarda un fatto che doveva poi rivelarsi premonitore di sventure. Eravamo stati invitati al tè a casa del dottor Jordan […]pensai che uomo straordinario fosse, sempre gentile e premuroso. A un tratto qualcuno, non so come, accennò nella conversazione agli ebrei. Improvvisamente il suo volto mutò, assumendo una espressione che non avevo mai visto sul viso di nessuno. <<Non capite>> disse <<Forse i nostri ebrei sono diversi dai vostri, ma il fatto è che sono un pericolo. Dovrebbero essere eliminati, è l’unico rimedio.>> Lo guardai sbigottita. Diceva sul serio. […] Fu li, nel soggiorno del dottor Jordan, mentre lo ascoltavo suonare il piano, che vidi il mio primo nazista. Solo in seguito, infatti, scoprii che sua moglie era quasi più fanatica di lui. […] Ci sono cose nella vita di cui, dopo un primo momento di incredulità, siamo costretti a prednere atto con infinita tristezza.”

 Tornati in inghilterra, Agatha si offrirà nuovamente come infermiera, mentre  Max sarà costretto ad arruolarsi per esser mandato in Nord Africa. Rosalind avrà un bambino e due mariti, il primo muore sul fronte francese. La fine della guerra vede il ritorno di Max in Inghilterra e presto i coniugi Mallowan partiranno verso nuovi scavi, fino in Iraq  dove l’autrice inizia a scrivere la sua biografia.

“La guerra ha fatto il suo tempo ed era un temppo in cui, se non la si accettava, non essere battaglieri significava la distruzione e l’estinzione della specie. […] Ma ora dobbiamo imparare a evitare la guerra, non perchè siamo migliori o perchè non vogliamo fare del male, ma perchè la guerra non è utile e non ci sono nè vinti nè vincitori, ma quelli che combattono ne vengono ugualmente distrutti. Il tempo delle tigri è terminato; ora è il tempo dei furfanti e dei ciarlatani, dei ladri, dei banditi e dei borsaioli, ma tutto sommato, costituisce un passo avanti.”

 

Pur senza essere alle prese con un giallo siamo di fronte al classico stile Christie, pulito ed essenziale. E’ vero, a volte è possibile trovare qualche ripetizione dovuta al lungo periodo di gestazione, ma nulla di realmente fastidioso alla lettura.  Ciò che non ci si deve aspettare è invece un libro che tolga delle curiosità pruriginose. Qui si trovano solo ironia e contegno. Non è una biografia edulcorata da parti imbarazzanti, il padre pur essendo molto amato viene descritto come pigro e poco incline agli affari, il fratello ne esce come uno scapestrato che finisce i giorni della sua vita grazie al supporto dell sorelle. Agatha Christie non evita il racconto dei suoi problemi di famiglia, ma mantiene una discrezione che caratterizza il suo stile. Non ci sono, nonostante lo sperassi, troppi riferimenti alle sue opere. Si sofferma sulla nascita del suo primo libro: come è arrivata a creare il personaggio di Poirot, le varie problematiche che ne hanno preceduto la pubblicazione, ma non sbrodola sulle pagine tutti i suoi successi letterari. Per assurdo non accenna a quello che è stato il suo libro più famoso, Assassinio sull’Orient Express preferenedo raccontare il viaggio che evidentemente lo ispirò. In questo libro si parla di scrittura come elemento collante tra altre cose, tra un viaggio e l’altro sopratutto. E’ proprio ai viaggi che Christie dedica maggior spazio, forse perchè senza falsa modestia lei sostiene di non essersi mai sentita una vera scrittrice o meglio di aver spesso scritto libri per il puro piacere di farlo, sebbene più di una volta ricordi di aver avuto ottimi guadagni dalle sue opere. Maggior spazio dedica invece ai suoi lavori per il teatro dichiarando di aver convogliato e sue energie verso questa forma d’arte quando ormai scrivere libri stava diventando molto più simile ad un lavoro che ad un piacere.

Da queste pagine viene fuori un’Agatha Christie forse un po’ diversa da quella che il lettore odierno si immaginerebbe, spesso è stata identificata come l’alter ego di uno dei suoi personaggi più famosi, Miss. Marple una vecchietta tutta investigazioni e lavoro a maglia. In realtà Christie da un’immagine di se stessa ad oggi ancora molto moderna, sportiva, amante dei viaggi e di nuove scoperte, con un rapporto molto aperto e quasi fraterno con la figlia.

 

 

 

 

 

 

La mia vita di Agatha Christie [ed. Oscar Mondadori]

ISBN:[978-88-04-52225-6]

 

 

 

IMG: wikipedia

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