Un film al mese

Il film che ho scelto per il mese di Luglio è Chinatown.

Nonostante le 11 candidature vinse solo un oscar, per la miglior sceneggiatura, e sebbene abbia voti altissimi sia online che su carta, non lo si sente nominare poi cosi spesso.

 

 

 

Chinatown è un film noir del 1974 girato da Roman Polanski, con Jack Nicholson, Faye Dunaway, John Huston, Burt Young e in un piccolo cameo lo stesso Polanski.

 

Trama:

Los Angeles, fine anni 30, J.J. Gittes ha aperto con due soci un’agenzia investigativa, un giorno si presenta in ufficio Evelyn Mulwray,  teme che il marito la tradisca. In un primo momento i pedinamenti di Gittes sembrano infruttuosi, il comportamento di Hollis Mulwray è strano, ma le sue notti fuori casa sono tutte dedicate ai controlli dei bacini idrici della città. Quando finalmente l’agenzia riesce a cogliere Hollis con la giovane amante le foto finiscono subito sul giornale, a quel punto Gittes viene contatto dalla moglie di Mulwray che chiede spiegazioni circa i pedinamenti. Peccato che la Evelyn Mulwray che è ora di fronte all’investigatore non sia la stessa che gli aveva commissionato le indagini. Chiarito il problema J.J. viene assoldato per scoprire chi lo avesse fatto assumere la prima volta al solo evidente scopo di gettare ombre su Hollis. Le indagini si fanno più complicate quando Hollis viene trovato morto, apparentemente annegato. Nel tentativo di scoprire quello che era iniziato come un caso di infedeltà coniugale Gittes dovrà far i conti con le bugie e le omissioni Evelyn, ma anche con l’attrazione che ad un certo punto proveranno l’uno per l’altra. Con il padre ripudiato di lei, un vecchio costruttore ricco e spiritoso, ma sopratutto con un intreccio losco che lega gli approvvioginamenti idrici di Los Angeles e delle terre attigue con l’espansione della città. Alla fine nel tentativo di riuscire a portare in salvo le vere vittime di tutta la storia Gittes si ritroverà a Chinatown, la zona in cui in passato aveva fatto il poliziotto  e in cui aveva perso probabilmente la donna che amava, ma ancora una volta la corruzione e i poteri forti avranno la meglio.

 

Prima di proseguire chiariamo un punto, la seconda parte della trama l’ho raccontata in modo poco dettagliato e piuttosto fumoso, almeno spero. Il motivo è che mi sembrava una carognata svelare i colpi di scena che si susseguono in questo film, sia che siate alla prima visione sia che abbiate deciso di rivederlo dopo quella volta negli anni ’80 in cui lo avete guardato la prima vota.

Chinatown è un film poliziesco, nel quale troviamo un evidente omaggio/richiamo ai film noir a la Bogart, in questo caso però non abbiamo davanti città grigie e piovose con il fumo che esce dai tombini. Non mancano invece schiaffi a mano aperta a donne sull’orlo di una crisi di nervi, retaggio sempre di quei noir in cui si credeva che quattro pizze in faccia potessero fungere da calmante invece di gonfiarti come un canotto e tramortirti.

Qui siamo in un film  in cui viene ricordata una Los Angeles  giovane e  in fase di espansione, in cui i territori limitrofi sono ancora in mano ai contadini. Ditemi l’ultima volta che parlando di Los Angeles qualcuno abbia citato i suoi contadini! Un film in cui prevalgono i colori chiari e solari della città degli angeli, il caldo soffocante e la siccità. Dietro a tutto questo rimane la feroce critica al capitalismo americano tipica di Polansky. Il tradimento, la morte e in seguito anche lo stupro e l’incesto, pur nella loro ferocia, rimangono elementi di secondo piano e di contorno rispetto a quella che è la macchina che ha provocato tutto, ossia la continua sete di ricchezza di chi ambisce ad aumentare il proprio capitale.

L’america di Polansky è un paese in crescita, in espansione, ma è un posto solo per i più forti o meglio per i più scaltri. E’ il paese del self made man, anche Gittes a modo suo lo è visto che ha lasciato un sicuro lavoro da poliziotto per investire in una sua società, ma nonostante ciò finirà anche lui schiacciato dalla corruzione del potere.

Jack Nicholson, per chi come me lo ricorda a partire dagli anni ’80, in questo film dimostra tutta la sua bravura. Chiariamoci non che non siano note le  sue capacità, ma negli ultimi anni e quindi nei ricordi più freschi Nicholson tende a interpretare sempre più se stesso, da un certo punto in poi ha preso a offrirci personaggi splendidi, ma sempre sopra le righe, sempre con qualche caratteristica che li rende simili. In Chinatown, oltre ad essere pericolosamente figo, porta sullo schermo le sue doti attoriali, mi si passi termine, allo stato puro. Al suo fianco, John Huston, come si dice gigioneggia. Offre un personaggio che ostenta simpatia e sicurezza, Noah Cross, partendo dal nome, sembra quasi lo stereotipo di ciò che rappresenta.

C’è da chiedersi se Huston immaginasse che personaggi come il suo 30/40 anni dopo quel film sarebbero stati quasi padroni del mondo.

 

 

“Naturalmente sono rispettabile, sono vecchio. I politici, i monumenti e le puttane diventano tutti rispettabili se durano abbastanza”

 

 

 

 

IMG: da Flickr

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